Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

lunedì 30 aprile 2012

Abbiamo le immagini che incastrano Enel

Oggi gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione presso la centrale Federico II di Brindisi, disegnando nei campi circostanti l’impianto un’enorme sagoma di circa 80 metri raffigurante un cadavere riverso al suolo con la scritta “Enel Killer”. Con questa spettacolare iniziativa si intende indirizzare all’assemblea degli azionisti dell’Enel i contenuti di una sua ricerca, anticipati ieri, in cui si evidenziano i danni alla salute e gli impatti economici dell’'uso del carbone da parte di Enel. «Siamo qui per ricordare agli azionisti di Enel che l’uso del carbone da parte del loro gruppo, in Italia, fa danni per circa 1,8 miliardi di euro l’anno e causa una morte prematura al giorno. Enel è soggetta a controllo pubblico da parte del ministero del Tesoro, ma in Italia vuole spendere poco e male, per realizzare solo nuovi impianti a carbone, avvelenare ulteriormente il Paese e deprimerne economia e occupazione. I suoi piani industriali devono cambiare radicalmente, puntando sulle fonti rinnovabili» ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
I dati pubblicati da Greenpeace (riferiti ai dati di emissione degli impianti Enel del 2009) indicano che 1,8 miliardi di euro è la cifra stimata per il costo indiretto della produzione di energia con il carbone da parte dell’'azienda. Mentre sono 366 i casi di morte attesi in più, espressi in termini di mortalità prematura, pari all’'80 per cento della mortalità in eccesso provocata da tutti gli impianti a fonti fossili di Enel.Nel 2009 il funzionamento dell’impianto Enel a carbone di Civitavecchia non era a pieno regime. Con quell'impianto pienamente funzionante e a parità di produzione negli altri impianti, i casi di morti in eccesso diverrebbero oltre 400 l'anno e i danni economici salirebbero a 2,1 miliardi. Inoltre, secondo lo studio di Greenpeace, la realizzazione degli impianti a carbone Enel di Porto Tolle e Rossano Calabro costerebbe fino a 95 casi di morti premature all'’anno in più e danni stimabili in ulteriori 700 milioni di euro l’anno.
Questi dati sono la prova cardine dell'’inchiesta pubblica che Greenpeace ha aperto un mese fa sul gigante dell’'energia, imputandogli crimini contro il clima e, ora, contro la salute. Tutti gli indizi accumulati finora sono visibili a tutti sul sito www.FacciamoLuceSuEnel.org 
L’organizzazione ricorda che Enel è l’azienda numero uno in Italia per emissioni di CO2, dunque la più nociva per il clima. L’associazione ambientalista chiede all’'azienda di dimezzare la produzione elettrica da carbone da qui al 2020 e di portarla a zero al 2030, investendo contemporaneamente in fonti rinnovabili per compensare la perdita di produzione.
Il video dell'azione alla centrale di Cerano a Brindisi:



domenica 15 aprile 2012

Enel, sotto processo ci sei tu!

i ragazzi del R.I.C. indagano sui misfatti di Enel
Oggi 15 aprile i volontari baresi di Greenpeace sono scesi in piazza per informare la popolazione sulle politiche aziendali di Enel, che continua a perseguire la sua strategia di investimento nel carbone come fonte principale per la produzione di energia elettrica in Italia. Enel, con le sue centrali a carbone, produce da sola in Italia oltre 26 milioni di tonnellate di Anidride Carbonica (CO2). La CO2 è il gas maggiormente responsabile dell’effetto serra e del caos climatico che minaccia il nostro mondo.

Le centrali a carbone sono la principale fonte di emissione di anidride carbonica, anche nota come CO2. L’alta concentrazione di CO2 nell’atmosfera è la principale causa dei cambiamenti climatici in corso.
Carbone >> CO2 >> Cambiamenti climatici. È questo il passaggio chiave.
I cambiamenti climatici toccano direttamente il nostro Paese. Le temperature medie dell’Italia si stanno alzando rapidamente. I 10 anni più caldi dal 1800 a oggi sono successivi al 1990; di questi, 6 su 10 sono successivi al 2000. All’aumento medio delle temperature si associano ondate di calore (triplicate negli ultimi 50 anni) e di gelo, con un forte aumento delle giornate di precipitazioni molto intense associate a una generale diminuzione delle precipitazioni nell’arco dell’anno.

La manifestazione di oggi segue di pochi giorni il flashmob di protesta che si è tenuto in 14 città italiane, tra cui Bari, svolto a ridosso di due importanti passaggi giudiziari. Il primo vede imputati venticinque attivisti di Greenpeace per l’azione del 13 dicembre 2006 in cui fu occupata per tre giorni la centrale di Porto Tolle, nel Parco del Delta del Po. Enel vorrebbe convertirla a carbone nonostante la presenza, proprio davanti all’impianto, del più grande terminal gasiero offshore del mondo. La seconda riguarda la decisione che prenderà il Consiglio di Stato sulla necessità o meno di rifare da capo la Valutazione dell’Impatto Ambientale per la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle. Con queste manifestazioni vogliamo ribadire che siamo pronti a pagare per le nostre azioni di protesta; ma pensiamo anche che sotto processo dovrebbe esserci chi distrugge il clima e l’ambiente, non chi lo difende.

Per questo motivo dobbiamo agire ora e fermare ciò che può essere fermato: l’utilizzo di carbone per la produzione di energia elettrica nelle centrali Enel. Unisciti anche tu all’indagine del R.I.C., il Reparto Investigazioni Climatiche di Greenpeace sul sito facciamolucesuenel.org , rivelando a tutti la sporca verità, ci aiuterai a portare Enel al tavolo delle trattative per costringerla a cambiare i suoi piani industriali a favore di fonti di energia rinnovabile e pulita. Salviamo il clima. Fermiamo Enel!


La Gallery fotografica

giovedì 12 aprile 2012

Flashmob contro killer del clima

Ieri 11 aprile, in 14 città italiane tra cui Milano, Roma e Bari, attivisti di Greenpeace hanno dato vita a flashmob di protesta contro la politica energetica di Enel, la prima azienda in Italia responsabile dell’uso del carbone, la fonte più dannosa per il clima e la salute dell’uomo.
Enel, sotto processo ci sei tu!  è lo slogan che gli attivisti hanno portato davanti a luoghi istituzionali e simbolici della giustizia, come il Palazzo di Giustizia di Bari, per chiedere che sia fatta luce sui danni sanitari e ambientali di cui Enel è responsabile.

Le manifestazioni si sono svolte a ridosso di due importanti passaggi giudiziari previsti per domani.
Il primo
vede imputati venticinque attivisti di Greenpeace per l’azione del 13 dicembre 2006 in cui fu occupata per tre giorni la centrale di Porto Tolle, nel Parco del Delta del Po. Enel vorrebbe convertirla a carbone nonostante la presenza, proprio davanti all’impianto, del più grande terminal gasiero offshore del mondo. La seconda riguarda la decisione che prenderà il Consiglio di Stato sulla necessità o meno di rifare da capo la Valutazione dell’Impatto Ambientale per la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

Con le manifestazioni di ieri vogliamo ribadire che siamo pronti a pagare per le nostre azioni di protesta; ma pensiamo anche che sotto processo dovrebbe esserci chi distrugge il clima e l’ambiente, non chi lo difende. La storia dell’impianto di Porto Tolle è una vicenda di cui Enel dovrebbe vergognarsi e per cui l’intero Paese dovrebbe reclamare a gran voce giustizia.

Enel è già stata condannata per la centrale di Porto Tolle. Un processo penale, conclusosi in Cassazione il 27 aprile 2011, ha accertato i reati di violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico e danneggiamento aggravato in relazione al funzionamento a olio combustibile dell’impianto. Sempre per quella centrale, amministratori delegati e dirigenti di Enel sono stati rinviati a giudizio per non aver applicato le dovute tecnologie di abbattimento dell’inquinamento. Uno studio epidemiologico dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha dimostrato il significativo impatto delle emissioni della centrale sull’aumento delle malattie respiratorie nella popolazione minorile residente nei comuni ad essa circostanti.

Enel è riuscita a far cambiare ben due leggi, una nazionale e una regionale, pur di realizzare un progetto assurdo - una centrale a carbone in un parco naturale - altrimenti già bocciato. L’arroganza di questa azienda, e il suo spregio per i danni che causa e che vuol causare sempre più, sono rari. Come incredibile è la sua miopia nel voler continuare a investire sulla fonte energetica più dannosa e sporca mentre tutto il mondo investe sulle fonti rinnovabili. Enel deve cambiare. Anche perché il 30 per cento dell’azienda è ancora controllato dallo Stato. E lo Stato non può essere complice di chi distrugge il clima e avvelena la popolazione.

Greenpeace ha lanciato negli scorsi giorni la campagna www.FacciamoLucesuEnel.org, un’investigazione a trecentosessanta gradi sui danni e i costi che il business del carbone di Enel infligge al Paese.