Greenpeace Italia

Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

sabato 18 luglio 2020

Bari Pride 2020

alcuni volontarie di Greenpeace durante il Pride "statico"

Anche quest'anno siamo in piazza a Bari per il Pride 2020, per difendere la libertà di identità e di genere che rappresenta una questione di giustizia sociale. 

Siamo nel periodo del “Pride”, dell’orgoglio delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Intersessuali (LGBTQI+), vale a dire l’orgoglio di essere fieri di come si è, qualunque siano le sfaccettature dell’identità di genere in cui ci riconosciamo e qualunque sia il nostro orientamento sessuale. 

In apparenza, può sembrare che il movimento ambientalista e quello LGBTQI+ (come anche quello femminista, quello contro le discriminazioni razziali, di classe e quello antispecista) siano slegati, ma in realtà tutti i movimenti che chiedono un cambiamento per ottenere equità affrontano semplicemente da diversi punti di vista la stessa lotta per rovesciare i sistemi di potere che perpetuano la disuguaglianza e l’intolleranza, con l’obiettivo di poter garantire un futuro di pace basato sulla giustizia sociale.

Eppure, ad oggi, in molti dei Paesi in cui Greenpeace è presente, le persone che si riconoscono nella comunità LGBTQI+ si scontrano con aggressioni violente, leggi discriminatorie e pene ingiuste. Queste misure repressive, unite ad altre variabili di discriminazione sociale, minano la giustizia sociale aggravando l’emarginazione e l’invisibilità.

Difendere la libertà di identità e di genere è una questione di giustizia sociale: per questo riteniamo che sia importante supportare il messaggio di chi si batte per un mondo più accogliente per tutti.

Vogliamo che la nostra presenza, in qualunque Paese, sia un’opportunità di esemplarità, ribellione e rivendicazione. Vogliamo che il Pride venga riconosciuto come una celebrazione, ma anche come una protesta legittima, un evento per rafforzare una comunità che deve affrontare ancora molte sfide.

Vogliamo che tutte le persone che apprezzano il nostro lavoro sappiano che condividiamo ogni battaglia che ha come obiettivo quello di vivere la propria vita senza subire repressioni o discriminazioni. È importante ricordare a tutti coloro che si battono per dar voce all’equità e all’uguaglianza, che un vero cambiamento nel mondo, senza giustizia sociale, non sarà mai possibile.

lunedì 22 giugno 2020

Settimana senza carne

Dal 15 al 21 giugno si è tenuta la "settimana senza carne", in cui vi abbiamo dimostrato che ridurre il consumo di carne senza rinunciare alla buona tavola è possibile. 

Durante la settimana senza carne vi abbiamo fornito alcuni esempi di ricette della nostra tradizione culinaria rigorosamente vegetariane, iniziando con una ricetta semplice semplice, quella della focaccia barese. Non potevano manche le zucchine alla poverella, gli spaghetti alla san giuannid, così come le famose fave e cicorie e gli inimitabili lampascioni conditi con olio e pepe. E infine le fantastiche pettole pugliesi.
Vi abbiamo raccolto qui le ricette con cui abbiamo scoperto che è possibile evitare di mangiare carne ogni giorno  e che questo fa solo bene alla nostra salute e a quella del Pianeta.




venerdì 29 maggio 2020

4 modi in cui Covid19 minaccia i progressi fatti sulla lotta alla plastica monouso

1,9 milioni di frammenti per metro quadro, la concentrazione di microplastiche più alta mai registrata sui fondali marini. Questo triste primato spetta al nostro mare: la misurazione è stata effettuata su sedimenti raccolti nel Mar Tirreno centrale tra Sardegna, Corsica, Lazio e Toscana. La scoperta è stata pubblicata pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista scientifica Science. 
Una contaminazione così elevata indica una condizione storica, e probabilmente cronica, che potrebbe aumentare nei prossimi anni considerando non solo le previsioni a lungo termine di produzione di plastica ma anche il picco di consumi che sta avvenendo durante l’attuale emergenza sanitaria. Sono numerosi i segnali che ci indicano come ai tempi del Covid19, l’inquinamento da plastica monouso stia peggiorando. Non sappiamo se sia stata la paura di uscire, la fretta mentre siamo al supermercato, la parziale chiusura di mercati e altri punti vendita di prodotti provenienti da filiere corte (e con poco imballaggio) oppure la presunta igienicità della plastica ad aver indirizzato i nostri consumi verso questa tipologia di prodotti ma ci troviamo con montagne di rifiuti in plastica da gestire. 

1. Assistiamo al crescente uso di mascherine, dispositivo necessario per proteggerci, ma anche di guanti monouso. Non vanno mai abbandonati nell’ambiente ma smaltiti sempre in modo corretto. È preferibile da un punto di vista ambientale ricorrere alle mascherine riutilizzabili in commercio o anche autoprodotte, idonee a proteggerci come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità. 
2. Aumenta il ricorso a cibo imballato. Secondo i dati di un recente rapporto di ISMEA, durante la fase 1 il consumo di prodotti alimentari confezionati è cresciuto del 18 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 
3. Si ricorre sempre più al cibo da asporto, un segmento di consumo che non sembra poter prescindere da grandi quantità di contenitori in plastica, unica strada al momento percorribile per consentire al settore della ristorazione di riprendere le proprie attività. C’è stato un vero boom dei servizi di spesa a domicilio (+160 per cento su base annua). 
4. Il sistema di riciclo è in crisi a causa del fermo degli impianti su scala nazionale e, complice il minimo storico del prezzo del petrolio (materia prima da cui si produce gran parte della plastica), le aziende potrebbero fare ancora meno ricorso a plastica riciclata per confezionare i propri prodotti. 

A ciò si aggiunge che non esiste un piano nazionale per il recupero a fine vita delle mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Che fare allora per evitare che l’emergenza globale dell’inquinamento da plastica si aggravi ulteriormente? Iniziamo a sfatare il mito della “protezione” che gli imballaggi di plastica dovrebbero garantirci: i prodotti confezionati, inclusi quelli in plastica, non garantiscono a priori l’assenza del rischio di contaminazione anzi uno studio indica che proprio la plastica è una delle superfici su cui il virus può resistere più a lungo. 
Approfittiamo della crisi che impone modifiche alle nostre abitudini per cambiare direzione e non peggiorare il nostro impatto ambientale. 
La Cina sta investendo, ad esempio, in alternative al packaging monouso basate su opzioni riutilizzabili anche per le piattaforme di e-commerce. 
Non abbandoniamo le mascherine nell’ambiente e se possibile utilizziamo alternative lavabili e riutilizzabili più volte. Inoltre, ricordiamo che se utilizziamo un gel lavamani non abbiamo alcun bisogno dei guanti. 
Guardiamo avanti, affidandoci al buon senso e alle regole basilari di igiene quotidiana per proteggere noi stessi, il nostro mare e il Pianeta oggi dal virus e… domani da un futuro pieno di plastica.

mercoledì 22 aprile 2020

Cinquantesima Giornata della Terra

Oggi 22 aprile 2020, in occasione della Cinquantesima Giornata della Terra, i nostri volontari hanno voluto creare un video dalle proprie case, raccontando in italiano il testo del brano "Mercy mercy me", probabilmente la prima canzone ambientalista, datata 1971, lo stesso anno in cui nasceva Greenpeace. In questo periodo ci troviamo tutti in una situazione di forte incertezza e di sconvolgimenti impensabili fino a pochi mesi fa, ma è proprio questo il momento di investire nella salute delle persone e del Pianeta, di lavorare per un futuro migliore, per dare forma alla società equa e sostenibile alla quale noi tutti aspiriamo. Prendiamoci cura del nostro Pianeta. [montaggio video Mario Nuzzi] 

giovedì 16 aprile 2020

Il nostro commiato a Luis Sepùlveda

"Con Greenpeace continuo a collaborare, anche se non con l’azione diretta. Ho imparato molto dalla generosità dei miei compagni, volontari che sacrificavano le vacanze per prender parte a qualcosa di importante.Ricorderò sempre quando, nel 1982, bloccammo il porto di Yokohama, per impedire l’uscita della flotta baleniera giapponese. Quasi due mesi in acqua.
Era freddo, faticoso e non si mangiava bene a bordo. Ma eravamo convinti che fosse importante. Nessuno ha detto: lascio, non ce la faccio.
Finché abbiamo vinto. Non solo la flotta non lasciò il porto, ma nell’84 la Commissione baleniera internazionale dichiarò la moratoria nella caccia alla balena".
[Luis Sepùlveda in una intervista del dicembre 2013]
Ciao Guerriero dell'Arcobaleno 🌈