Greenpeace Italia

Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

venerdì 26 settembre 2014

Un anno di Arctic30: la loro libertà è la nostra libertà

Manifestazione FreeTheArctic30 a Bari
E' passato un anno da quando la nostra azione pacifica nell'Artico è stata bloccata dagli agenti armati russi; quasi un anno da quando ci hanno illegittimamente accusati di pirateria e mandato in prigione per più di due mesi. Per noi non passa giorno senza pensare al tempo che abbiamo trascorso in carcere a Murmansk e a San Pietroburgo, o al fatto che non abbiamo “visto” la giustizia - siamo liberi, sì, ma ci è stata concessa un’amnistia per un reato che non abbiamo commesso. Ma almeno siamo a casa con le nostre famiglie, che è certo molto di più di quanto avviene alle migliaia di altri attivisti di tutto il mondo che continuano ad essere perseguitati o imprigionati perché lottano per ciò in cui credono.  
I nostri compagni attivisti in India, Spagna, Stati Uniti e in Russia, sono ancora al centro di un fuoco incrociato di governi e di industrie che si sentono minacciati dalla società civile e decisi a mettere a tacere l'opposizione in ogni modo.
Questo sta avvenendo con la criminalizzazione della protesta pacifica e il restringimento dello spazio democratico in tutto il mondo.
In Russia, l’attivista Yevgeny Vitishko, 40 anni,  - un membro della ONG di Vigilanza Ambientale per il Caucaso del Nord - protestava contro l'impatto ambientale delle Olimpiadi invernali di Sochi quando è stato arrestato. Il suo "crimine"
? Dipingere su un recinto le parole "La foresta è di tutti". Inizialmente gli è stata concessa la sospensione della pena, ma un giudice l’ha annullata, e nel febbraio di quest'anno è stato condannato a tre anni in una colonia penale.
In Spagna, il governo è in procinto di approvare una legge che penalizza arbitrariamente la protesta pacifica con multe estreme. Una risposta diretta alle numerose manifestazioni di malcontento - pacifiche - dei cittadini verso le riforme dell’esecutivo, come gli enormi tagli di spesa nella sanità e nell'istruzione.
In India, gli abitanti di Mahan si trovano ad affrontare pressioni estreme e gli attivisti ambientali sono perseguitati, a causa dei loro sforzi per impedire che una nuova miniera di carbone sia costruita da Essar e Hindalco, due compagnie minerarie alla ricerca delle riserve di carbone che si nascondono sotto le foreste. Dalle foreste di Mahan dipende il sostentamento di circa 55.000 persone. La loro cultura e la vita della comunità si intrecciano con i territori che le aziende stanno minacciando di distruggere.
Se le aziende vinceranno, queste comunità locali saranno costrette ad andarsene.
Eppure gli abitanti di Mahan non si sono fermati: si sono riuniti per raccogliere sostegno, hanno organizzato manifestazioni e incontri pubblici per aumentare la consapevolezza dei propri diritti nella regione. Ma le autorità vogliono “schiacciare” i manifestanti su tutti i fronti. Il 29 luglio, la polizia ha sequestrato un ripetitore di telefonia mobile e i pannelli solari che Greenpeace India aveva istituito nel villaggio di Amelia. Lo stesso giorno, nel bel mezzo della notte, due attivisti di Greenpeace India sono stati arrestati senza un mandato.
Negli Stati Uniti, i diritti fondamentali stanno andando a rotoli più velocemente di quanto possiamo pensare. Oltre alle violazioni terribili dei diritti umani di Ferguson, alcuni attivisti ambientali si trovano ad affrontare il carcere. Otto persone, che hanno semplicemente appeso uno striscione contro la deforestazione diretto a Procter & Gamble, sono sotto processo, accusati di furto con scasso e atti vandalici, reati che comportano una pena massima totale di nove anni e mezzo di carcere e 20.000 dollari in multe per ogni attivista. Conseguenze terrificanti e irragionevoli per un'azione del tutto pacifica che non ha fatto male a una mosca. Se fossero condannati con capi d’accusa tanto gravi, si tratterebbe della prima volta nella lunga storia di azione non violenta di Greenpeace USA.
E 'impossibile guardare a questi esempi - e ce  ne sono molti, molti di più - e non considerarli nell’insieme del più ampio dibattito sulle libertà fondamentali-  libertà di espressione, il diritto di manifestare il proprio dissenso, la libertà di riunione, e in alcuni casi come in Russia o a Ferguson, anche sulla libertà di stampa. A livello globale i poteri forti, corporazioni e governi cominciano a ostacolare sempre più i diritti degli individui. E’ un crescendo allarmante e pericoloso che, se lasciato incontrollato, potrebbe portare al disfacimento completo dei diritti per cui abbiamo combattuto tanto duramente.
Cosa direbbe Martin Luther King se potesse vedere Ferguson adesso? Come si sentirebbe Gandhi nel vedere l'opera della sua vita “disfatto” al giorno d’oggi? Che cosa accadrebbe a Rosa Parks se respingesse oggi le leggi ingiuste in America?
Non dobbiamo riposare sugli allori o pensare - neanche per un momento - che quelle battaglie appartengono a qualcun altro, in qualche altro posto. Di fronte a questo tipo di repressione, l'unica soluzione possibile è quella di combattere e lottare di più, con la gente, con argomentazioni pacifiche, e, soprattutto, non perdere mai la speranza che vinceremo.
Unisciti a noi in solidarietà con coloro che vengono perseguitati e imprigionati in tutto il mondo.

Trova i modi per aiutare gli attivisti a tornare liberi: Vitishko, No somos Delito e Junglistan. Grazie!


Gli Arctic 30 Peter, Miguel, Camila, Colin, Ana Paula, Phil, Kieron, Alexandra, Frank, Anthony, Iain, Alexandre, Paul, Faiza, Mannes, Anne Mie, Sini, Francesco, Cristian, Jonathan, David J, Tomasz, Roman, Denis, Dima, Marco, Gizem, Ruslan, Andrey and Ekaterina.

lunedì 4 agosto 2014

Rainbow Warrior - open boat @Brindisi

L'accoglienza a sorpresa dei NAC
Quello appena passato è stato un weekend davvero molto intenso, già dall'alba di venerdì 1 agosto, quando il comitato No Al Carbone ha accolto la nostra nave all'ingresso del porto della città (video: http://youtu.be/gxK7xtUjmWQ).
Brindisi è l'unico comune in Italia che conta ben due centrali a carbone, quella nord della Edipower e quella a sud di proprietà dell'Enel, impianto industriale con maggiore emissione di CO2 sul territorio nazionale, la famosa centrale Federico II di Cerano.

Nella mattinata di venerdì 1 agosto si è tenuta una conferenza stampa a bordo, che ha visto la partecipazione di molti giornalisti, per ascoltare il Direttore Esecutivo di Greenpeace, Giuseppe Onufrio e il responsabile campagna Clima ed Energia, Andrea Boraschi. Era inoltre presente il consigliere comunale Riccardo Rossi e Maurizio Portaluri, primario di Radioterapia all’Ospedale Perrino di Brindisi. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ha invece aderito al nostro invito a intervenire. Il sindaco di Brindisi Domenico Consales, che aveva accettato l’invito di Greenpeace, ha comunicato la sua impossibilità a partecipare poco prima dell’inizio della conferenza.

Nel pomeriggio di venerdì un gruppo di bambini di Brindisi ha partecipato ad una serie di attività a bordo della nave, tra cui una caccia al tesoro per scoprire tutti i "segreti" della nostra nave ammiraglia, diventando al termine anche loro dei nuovi guerrieri dell'arcobaleno!

la Rainbow Warrior pronta per l'open boat
Poi da sabato mattina alle 10 fino alla sera di domenica 3 agosto, ben 2.400 persone sono salite a bordo della Rainbow Warrior 3 per poterla visitare tramite i volontari dei gruppi locali di Bari, Lecce, San Ferdinando e Pescara.
Sono stati giornate bellissime, che ci hanno permesso di far conoscere la nostra nave, i nostri ideali, interagire con attivisti e personale di bordo, tutti spinti dal desiderio di poter fare qualcosa di concreto per dare voce a questo nostro fragile Pianeta.
In questo video realizzato da Leo, un volontario del gruppo barese, potete rivedere la nostra nave in tutto il suo splendore!


Tutti i dettagli e foto principali del #NonFossilizziamoci tour sul sito dedicato di Greenpeace Italia: http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci/#rainbow


giovedì 31 luglio 2014

Open Boat a Brindisi per visitare la Rainbow Warrior 3

La nuova Rainbow Warrior, nave simbolo di Greenpeace, varata nel 2011, arriva in Puglia, nel porto di Brindisi, nell'ambito del tour “Non è un Paese per fossili”, per dire basta a fonti energetiche sporche e inquinanti come carbone e petrolio e promuovere efficienza energetica e rinnovabili.
Sabato 2 agosto, dalle 11 alle 20 e domenica 3 agosto dalle 10 alle 18 sarà possibile per tutti salire a bordo e partecipare a visite guidate gratuite della nave, che sarà ormeggiata alla Banchina centrale - Viale Regina Margherita (vicino Piazza Vittorio Emanuele II).
La Rainbow Warrior è stata realizzata con tecnologia “verde”. Tutte le sue le sue componenti sono state studiate per facilitare l’opzione d’uso più sostenibile. Lunga oltre 50 metri, viaggia principalmente a vento grazie ai suoi oltre 1.250 metri quadrati di vele.
Azione del 31 luglio nei pressi di Vasto in Abruzzo
Greenpeace, in occasione del tour “Non è un Paese per fossili”, ha lanciato una petizione online (http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci) per chiedere ai cittadini italiani di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili. In poche settimane la petizione ha già raccolto oltre 48 mila firme.
Venite a trovarci per visitare gratuitamente la nave accompagnati dai nostri volontari e vedere da vicino la nostra nave ammiraglia e conoscere gli attivisti di Greenpeace International.

venerdì 11 luglio 2014

Omini Lego in azione #BlockShell


Si sono arrampicati sulla torre di Pisa, hanno sfilato in corteo a Piazza San Pietro e manifestato sul Lungomare di Bari. Oggi gli omini LEGO sono scesi in strada con Greenpeace per chiedere alla loro casa madre di interrompere la partnership commerciale con la Shell, compagnia petrolifera tra le più aggressive nell'esplorazione petrolifera del Polo Nord, una minaccia per gli abitanti e gli animali che vivono in questa area fondamentale per gli equilibri del Pianeta.  

Ad Andria l’intero LEGO cast dei Simpson ha posato davanti a Castel del Monte, mentre a Verona davanti all'Arena i personaggi di Guerre Stellari hanno chiesto di risparmiare l’Artico dalla distruzione. A Roma, mini gommoni e attivisti si sono ritrovati a Castel Sant'Angelo lungo il fiume Tevere.  

Ogni azienda ha la responsabilità di scegliere eticamente i propri partner commerciali e i propri fornitori. Lego afferma che vorrebbe lasciare un mondo migliore ai nostri figli, ma stringe ancora accordi commerciali con Shell, una delle aziende più inquinanti del Pianeta, che ora minaccia la bellezza incontaminata dell’Artico. Una decisione sbagliata, una cattiva notizia per tutti i bambini. Per questo chiediamo a LEGO di abbracciare la causa per la difesa dell’Artico, rompendo il patto con Shell.

La campagna con cui Greenpeace chiede a LEGO di abbandonare Shell è partita lo scorso 1 luglio. In soli dieci giorni sono state raccolte oltre 325 mila firme e altrettante email sono state recapitate ai vertici della LEGO tramite il sito dedicato: www.legoblockshell.org

mercoledì 9 luglio 2014

Lego Block Shell


In che modo Shell sta usando Lego e perché dovremmo fermarli? 
Shell ha stipulato con Lego un accordo pubblicitario: una strategia mirata a "comperare" amici che possano associare la compagnia a valori positivi e rendere accettabili i suoi piani di trivellazione nell'Artico.
Lego è infatti una delle aziende più amate del mondo e Shell - nota a tutti per il suo progetto di trivellare i fondali artici - sa che questo accordo migliora la sua reputazione. Mettendo il proprio logo sui mattoncini, la compagnia petrolifera costruisce un vincolo di fedeltà con milioni di bambini: la nuova generazione di consumatori. Shell sta invadendo le stanze dei giochi di tutto il mondo per sostenere la propria immagine, mentre mette in pericolo l'Artico per estrarne petrolio! Non permettiamo che la passi liscia! Se convinciamo Lego a rompere l'accordo con Shell, per la compagnia petrolifera sarà un brutto colpo. Quando saremo milioni a far sentire la nostra voce, per Shell sarà sempre più difficile avere il supporto che le serve per trivellare nell'Artico!
Una perdita di petrolio nell'Artico sarebbe impossibile da "pulire" e avrebbe effetti devastanti sull'ambiente! Un movimento globale di oltre 5 milioni di persone sta crescendo in difesa dell'Artico. Vogliamo creare un santuario globale nell'area del Polo Nord e ottenere un divieto alle trivellazioni offshore e alla pesca distruttiva.
Con il tuo aiuto potremo inaugurare una nuova era di cooperazione globale contro gli interessi privati di pochi e proteggere questo luogo magico per le future generazioni!
Come puoi aiutarci? Petizioni come questa hanno convinto tante aziende a "pulire" le proprie attività e ad impegnarsi in pratiche sostenibili. In seguito alla nostra pressione, Adidas si è detta pronta ad eliminare sostanze pericolose dai suoi vestiti e Procter&Gamble si è impegnata contro la deforestazione. Firmando, entri a far parte del movimento globale per salvare l'Artico: più siamo e più riusciremo a fare pressione sui gruppi di interesse coinvolti e su coloro che hanno il potere di proteggere l'Artico, sostenere le politiche rinnovabili e fermare le trivelle! Ma ricorda: stiamo lottando contro una delle più grandi compagnie del mondo, per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto e di quello di tutti i tuoi amici!

Tutte le info e per firmare sul nostro sito: www.legoblockshell.org

Qui il video di Greenpeace International: