Il pomeriggio del 5 Marzo i volontari baresi di Greenpeace hanno partecipato ad un evento organizzato dal Movimento Decrescita Felice (MDF) di Bari presso la Libreria Campus.
L'incontro, moderato da Patty L'Abbate, ha avuto inizio con l'intervento di Antonio Aprile sul tema "Il progresso secondo Pier Paolo Pasolini”, definito dallo stesso Aprile come uno dei precursori della Decrescita Felice.
E difatti Pasolini scriveva sul Corriere della Sera del 1 febbraio 1975: "Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)."
Un pensiero che anticipava di molti anni movimenti e pensieri ecologisti, che solo successivamente si sono diffusi nella nostra nazione.
E' stata poi la volta del coordinatore del gruppo locale che, dopo aver presentato Greenpeace, ha interagito con il pubblico presente in libreria.
Le principali tematiche affrontate nel dibattito hanno riguardato la situazione energetica italiana e mondiale. In particolare si è discusso sull'attuale Strategia Energetica Nazionale che mira ad utilizzare tutte le riserve petrolifere presenti nel territorio nazionale. Greenpeace, impegnata attivamente con la campagna “Non è un Paese per fossili”, ha lanciato una petizione online (http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci) per chiedere ai cittadini italiani di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili.
Si è parlato anche del calo del prezzo del petrolio che ha avuto effetti sulle trivellazioni nell'Artico e sulle tecniche di estrazione di gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto (fracking), rendendo tali pratiche economicamente sconvenienti. Ma Greenpeace chiede una soluzione definitiva e con la campagna Save The Arctic, chiede ai leader mondiali di creare un Santuario globale protetto nell'area disabitata attorno al Polo Nord, e di istituire il divieto di trivellazioni petrolifere e di pesca distruttiva nelle delicate acque dell'Artico.
Ma non sono solo la tecnologia e la politica a dover cambiare - e neppure solo l’energia. Il comportamento individuale, lo stile di vita e la cultura hanno una notevole influenza sul consumo di energia e sulla quantità di emissioni, con un potenziale di riduzione elevato in alcuni settori. Cambiamenti nei modelli di consumo, nelle diete (con la riduzione degli sprechi alimentari) possono diminuire notevolmente le emissioni di CO2.
Come sottolineato da Antonio Aprile, Pasolini nel 1975 poneva l’attenzione sulla scomparsa delle lucciole a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Oggi lo stesso pericolo riguarda le api. Greenpeace con la campagna Salviamo Le Api chiede di salvaguardare gli insetti impollinatori con la messa al bando degli insetticidi che ne rappresentano una grave minaccia. Difatti queste sostanze chimiche, progettate appunto per uccidere gli insetti, sono utilizzate specialmente nelle aree agricole, dove le api e gli altri insetti impollinatori vivono e svolgono il loro prezioso lavoro di impollinazione.
Un incontro intenso, ricco di argomenti e spunti interessanti per tutti i presenti, con la speranza di aver avviato un ragionamento e delle riflessioni utili per migliorare l'atteggiamento di tutti, anche nei piccoli gesti della vita quotidiana.
Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari
venerdì 6 marzo 2015
mercoledì 11 febbraio 2015
Trivelle in Adriatico? No, grazie!
Abbiamo chiesto al Governo di intervenire sui piani della Croazia: è un nostro diritto!
Le trivelle offshore in Adriatico non ci piacciono affatto, per questo abbiamo scritto al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – e per competenza anche ai ministri Galletti e Guidi – sollecitando il Governo a chiedere alla Croazia di essere consultato e incluso nella Valutazione Ambientale Strategica in corso sui piani di sfruttamento di gas e petrolio nell'Adriatico.
Le trivelle offshore in Adriatico non ci piacciono affatto, per questo abbiamo scritto al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – e per competenza anche ai ministri Galletti e Guidi – sollecitando il Governo a chiedere alla Croazia di essere consultato e incluso nella Valutazione Ambientale Strategica in corso sui piani di sfruttamento di gas e petrolio nell'Adriatico.
In che modo? E' presto detto: il nostro Paese potrebbe infatti avvalersi dei meccanismi
previsti dalla Convenzione di Espoo dell'UN/ECE sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero... in altre parole, esigere dalla Croazia un diritto di consultazione.
previsti dalla Convenzione di Espoo dell'UN/ECE sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero... in altre parole, esigere dalla Croazia un diritto di consultazione.
Il governo di Zagabria ha infatti deciso di avviare un piano di sfruttamento dei fondali, suddividendo ben il 90% della superficie marina adriatica croata in 29 "blocchi".
Le prime procedure per l'assegnazione dei diritti di ricerca in questa area sono già state espletate – nonostante la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) non si sia ancora conclusa – e sono già state assegnate 10 concessioni a cinque compagnie, tra cui l'ENI.
Le prime procedure per l'assegnazione dei diritti di ricerca in questa area sono già state espletate – nonostante la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) non si sia ancora conclusa – e sono già state assegnate 10 concessioni a cinque compagnie, tra cui l'ENI.
Il piano del governo di Zagabria, che vorrebbe trivellare praticamente la totalità del suo mare, è lacunoso dal punto di vista ambientale e potenzialmente disastroso per uno spazio chiuso come l'Adriatico.
Vogliamo davvero assistere alla creazione di un Texas a poche miglia dalle nostre coste?
Noi abbiamo tutt'altra idea di futuro per il nostro mare e per le nostre comunità costiere, e, soprattutto, abbiamo il diritto (e il dovere) di farci sentire.
Noi abbiamo tutt'altra idea di futuro per il nostro mare e per le nostre comunità costiere, e, soprattutto, abbiamo il diritto (e il dovere) di farci sentire.
Aiutaci anche tu: FIRMA SUBITO per dire no alle trivelle!
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martedì 20 gennaio 2015
In fuga dalle trivellazioni offshore
Il 2015 inizia con due buone notizie provenienti da luoghi molto lontani tra loro, ma accomunati da un grande rischio per l'ecosistema, le trivellazioni petrolifere offshore.
E' notizia della scorsa settimana che le compagnie petrolifere Statoil, GDF Suez e Dong hanno deciso di abbandonare le trivellazioni nella Groenlandia occidentale! Né dà notizia un autorevole quotidiano danese. Non è una decisione isolata: sono sempre più le compagnie che fanno marcia indietro per i costi e i rischi che comporta trivellare nell'Artico! La stessa decisione era stata presa in passato da aziende come Maersk Oil, Scottish Cairn Energy e Chevron.
Se l'offshore in Groenlandia occidentale pone dei rischi, le concessioni nel settore orientale sono ancora più pericolose per le condizioni ambientali estreme. Cosa aspetta ENI, che detiene licenze per esplorazioni petrolifere proprio nella Groenlandia orientale, ad abbandonare le ricerche?
Un'altra importante notizia arriva dal fronte spagnolo, dove Repsol abbandona le trivellazioni al largo delle Canarie, ponendo così fine ad un progetto da 7,5 miliardi di dollari, con cui l’azienda – sostenuta dal governo spagnolo – contava di poter arrivare a una produzione di circa centomila barili di petrolio al giorno. Ma i giacimenti rilevati sono insufficienti per quantità e qualità ad avviare la fase di estrazione vera e propria. Ricordiamo che la piattaforma Rowan Renaissance - che ha perforato su un fondale posto a 882 metri di profondità, e da lì ha esplorato formazioni geologiche per ulteriori 2211 metri - era stata teatro, lo scorso novembre, di un'azione pacifica contro le trivelle in cui era stata gravemente ferita un'attivista italiana, a seguito degli speronamenti della Marina militare spagnola.
Le attività esplorative della trivella della Repsol non sono dunque servite a nulla, se non a infliggere danni gratuiti al prezioso ecosistema marino delle Canarie, peraltro ignorando la volontà delle comunità locali. Ora chiediamo che il Governo spagnolo e l'azienda verifichino gli impatti delle attività sin qui realizzate. L'inquinamento acustico prodotto con le tecniche di prospezione geosismica durante le fasi di ricerca degli idrocarburi può infatti causare danni alla fauna: e alle Canarie vivono 30 specie diverse di cetacei, 28 delle quali sono state ripetutamente avvistate nell'area della piattaforma! Quelle stesse attività possono anche causare inquinamento chimico e contemplano lo sversamento a mare dei fanghi estratti.
La fuga di Repsol servirà a far capire la lezione al governo italiano, ancora convinto che sfruttare risorse fossili esigue e di pessima qualità, in spregio alla volontà delle comunità impattate, sia la soluzione dei nostri problemi energetici? Noi siamo pronti ad opporci a questi piani scellerati anche nei mari italiani, come abbiamo già fatto nelle acque spagnole.
Puoi aiutarci anche tu: schierati subito contro le trivelle! #NonFossilizziamoci
Qui tutti i dettagli:
http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci/
E' notizia della scorsa settimana che le compagnie petrolifere Statoil, GDF Suez e Dong hanno deciso di abbandonare le trivellazioni nella Groenlandia occidentale! Né dà notizia un autorevole quotidiano danese. Non è una decisione isolata: sono sempre più le compagnie che fanno marcia indietro per i costi e i rischi che comporta trivellare nell'Artico! La stessa decisione era stata presa in passato da aziende come Maersk Oil, Scottish Cairn Energy e Chevron.
Se l'offshore in Groenlandia occidentale pone dei rischi, le concessioni nel settore orientale sono ancora più pericolose per le condizioni ambientali estreme. Cosa aspetta ENI, che detiene licenze per esplorazioni petrolifere proprio nella Groenlandia orientale, ad abbandonare le ricerche?
Un'altra importante notizia arriva dal fronte spagnolo, dove Repsol abbandona le trivellazioni al largo delle Canarie, ponendo così fine ad un progetto da 7,5 miliardi di dollari, con cui l’azienda – sostenuta dal governo spagnolo – contava di poter arrivare a una produzione di circa centomila barili di petrolio al giorno. Ma i giacimenti rilevati sono insufficienti per quantità e qualità ad avviare la fase di estrazione vera e propria. Ricordiamo che la piattaforma Rowan Renaissance - che ha perforato su un fondale posto a 882 metri di profondità, e da lì ha esplorato formazioni geologiche per ulteriori 2211 metri - era stata teatro, lo scorso novembre, di un'azione pacifica contro le trivelle in cui era stata gravemente ferita un'attivista italiana, a seguito degli speronamenti della Marina militare spagnola.
Le attività esplorative della trivella della Repsol non sono dunque servite a nulla, se non a infliggere danni gratuiti al prezioso ecosistema marino delle Canarie, peraltro ignorando la volontà delle comunità locali. Ora chiediamo che il Governo spagnolo e l'azienda verifichino gli impatti delle attività sin qui realizzate. L'inquinamento acustico prodotto con le tecniche di prospezione geosismica durante le fasi di ricerca degli idrocarburi può infatti causare danni alla fauna: e alle Canarie vivono 30 specie diverse di cetacei, 28 delle quali sono state ripetutamente avvistate nell'area della piattaforma! Quelle stesse attività possono anche causare inquinamento chimico e contemplano lo sversamento a mare dei fanghi estratti.
La fuga di Repsol servirà a far capire la lezione al governo italiano, ancora convinto che sfruttare risorse fossili esigue e di pessima qualità, in spregio alla volontà delle comunità impattate, sia la soluzione dei nostri problemi energetici? Noi siamo pronti ad opporci a questi piani scellerati anche nei mari italiani, come abbiamo già fatto nelle acque spagnole.
Puoi aiutarci anche tu: schierati subito contro le trivelle! #NonFossilizziamoci Qui tutti i dettagli:
http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci/
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giovedì 18 dicembre 2014
10 consigli per un Natale eco-friendly!
Tutto quello che dovresti sapere per un Natale davvero eco-sostenibile
- Luci natalizie, sì ma a basso consumo. Per creare l’atmosfera natalizia scegliamo lampade fluorescenti compatte (classe A+ oppure A+ +) o meglio ancora a LED. A parità di illuminazione, con la tecnologia LED, si ha un risparmio energetico dal 50 al 80 per cento!
- Verde casa. Attenzione alla scelta delle piante da decorazione! Dal rapporto di Greenpeace “Eden tossico” emerge che il 79 per cento delle piante ornamentali analizzate sono risultate contaminate da pesticidi killer delle api!
- Dolce Natale. Privilegiamo prodotti provenienti da agricoltura biologica, locali e stagionali. Scegliamo le primizie a km 0 e che non comportano l'utilizzo di OGM…e per i nostri dolci preferiamo del buon miele italiano amico delle api!
- Cenone della vigilia. Apparecchiamo la tavola delle feste senza prodotti usa e getta. Occhio anche ai prodotti ittici che spesso vengono consumati durante le feste: scegliamo il pescato locale offerto dalla piccola pesca e facciamo attenzione al tonno in scatola!
- Scegli un bianco Natale. Ti piacciono le distese di neve? A causa del cambiamento climatico, nevica sempre di meno. L’innevamento artificiale consuma ingenti risorse idriche, stressa il terreno e riduce la biodiversità. Preferisci località sciistiche con neve naturale! Se vuoi godere ancora di bianchi paesaggi aiutaci a difendere l’Artico!
- Shopping in bici. Utilizzare le due ruote fa bene all’ambiente e alla nostra salute…se non ci va di pedalare, scegliamo i mezzi pubblici. Portiamo con noi buste e sacchetti riutilizzabili!
- Meno regali. Meglio ridurre i regali e prestare attenzione anche all’imballo. Spesso riceviamo regali dove l’imballo è spropositato rispetto al regalo.
- Vestiti. Se scegliamo di regalare un capo d’abbigliamento preferiamo i marchi made in Italy che si sono impegnati all’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose.
- Acquisti. Sapete che la carta di alcuni scontrini può contenere sostanze pericolose? Se conoscete il vostro negoziante di fiducia chiedetegli di utilizzare i rulli di carta riciclata per stamparli.
- Questo Natale metti sotto l’albero un regalo che sia davvero “evergreen”! Adotta un climber o un boatdriver e sostieni le campagne per l’ambiente!
martedì 9 dicembre 2014
Fiera delle Autoproduzioni - Corato
Tantissime persone hanno visitato la fiera ed il nostro infopoint, per poter consultare e portare con se il nostro materiale informativo, i gadget di Greenpeace, ma anche per firmare le nostre petizioni attive.
La prima è sulla campagna Salviamo Le Api per chiedere di salvaguardare gli insetti impollinatori grazie al bando definitivo degli insetticidi che rappresentano una grave minaccia. Difatti queste sostanze chimiche, progettate appunto per uccidere gli insetti, sono utilizzate specialmente nelle aree agricole, dove le api e gli altri insetti impollinatori vivono e svolgono il loro prezioso lavoro di impollinazione.
La seconda campagna è la famosa Save The Arctic, con la quale chiediamo ai leader mondiali di creare un Santuario globale protetto nell'area disabitata attorno al Polo Nord e di istituire il divieto di trivellazioni petrolifere e di pesca distruttiva nelle delicate acque dell'Artico.
Nei mesi invernali la fiera sarà sospesa per poi riprendere con la prossima primavera.Tutte le informazioni potete trovarle sulla pagina facebook della Fiera: https://www.facebook.com/pages/Fa-Autoproduzioni-Corato/206241806202784
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