Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

lunedì 19 settembre 2016

Greenpeace accende il sole anche a Bari

Sabato 17 settembre centinaia di volontari di Greenpeace Italia hanno simbolicamente installato la riproduzione di pannelli fotovoltaici in 20 diverse città italiane, per sensibilizzare i cittadini sui vantaggi dell’energia solare e chiedere contemporaneamente al governo un impegno concreto in fatto di rinnovabili.
Anche a Bari, nella centrale via Sparano, i volontari dell’organizzazione ambientalista sono scesi in strada per parlare di energia pulita nell'ambito della campagna “Accendiamo il sole”, lanciata lo scorso giugno in occasione dei 30 anni di attività di Greenpeace in Italia.
Proprio grazie al crowdfunding legato a questa campagna in appena due settimane si è raccolto quanto necessario a regalare all'isola di Lampedusa un impianto fotovoltaico da 40 kW. Questo impianto - che verrà consegnato nelle prossime settimane - oltre a permettere di produrre energia pulita, consentirà al Comune un risparmio totale di circa 200 mila euro. Inoltre, si eviterà l’immissione in atmosfera di quasi 300 tonnellate di CO2, l’equivalente di 1 milione di km percorsi in auto.
L’esempio di Lampedusa non è valido solamente per le isole, ma dovrebbe essere replicato in tutto il Paese, su edifici comunali e scuole, oltre che sui tetti delle case di tutti i cittadini. 
La potenzialità dell’energia solare in Italia è enorme, così come cospicui sono i risparmi in termini economici che si possono ottenere per i cittadini. Ad oggi però il governo sta mettendo in ginocchio l’intero settore delle energie rinnovabili, e in particolare quello dei piccoli produttori, con provvedimenti come la riforma della tariffa elettrica.
L’impianto di Lampedusa è parte di un progetto completamente approvato ed autorizzato da oltre un anno, ma bloccato per lungaggini burocratiche che hanno causato la perdita dei fondi necessari per finanziarne la costruzione. Sbloccando questa situazione, Greenpeace ha voluto fare anche un gesto concreto per denunciare l’eccesso di burocrazia, una delle più grandi barriere che ostacolano oggi lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia.
Le isole italiane non connesse alla rete elettrica nazionale come Lampedusa sono oggi un esempio di spreco. Nonostante siano ricche di sole e vento, queste meraviglie del Mediterraneo infatti producono la quasi totalità della propria energia dal petrolio, gravando sulla bolletta di tutti noi per oltre 60 milioni di euro l’anno. Riteniamo che non si debbano più impiegare soldi pubblici per incentivare fonti fossili e inquinamento. Per questo chiediamo al ministro Calenda di modificare questo sistema, avviando le nostre isole verso un futuro 100% rinnovabile e rendendole così un modello di sviluppo da imitare nel mondo.
Nei mesi scorsi Matteo Renzi ha dichiarato a più riprese di voler raggiungere il 50% di elettricità da fonti rinnovabili entro fine legislatura. Secondo Greenpeace, se il premier vuole davvero raggiungere tale obiettivo, deve seguire una semplice strada: permettere a tutti i cittadini di produrre la propria energia.

lunedì 29 agosto 2016

Plastica in mare: una bomba tossica a orologeria

Oggi 29 agosto Greenpeace Italia ha pubblicato un nuovo rapporto sull'impatto delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei. E sui rischi di contaminazione di tutta la catena alimentare, dal mare alle nostre tavole.
La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo e sempre più drammatico. Mentre la produzione globale di plastica aumenta in modo esponenziale - erano 204 tonnellate nel 2002, 299 tonnellate nel 2013 - i nostri mari sono sempre più inquinati e la salute degli organismi marini sempre più a rischio.
L'inquinamento causato dalla plastica che finisce in mare è visibile a tutti, ma non tutti sanno che sono proprio i frammenti di plastica più piccoli quelli più pericolosi: a causa delle ridotte dimensioni - diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm - le microplastiche possono essere involontariamente ingerite da un numero enorme di organismi e possono assorbire più contaminanti tossici (a parità di peso) dei frammenti di maggiori dimensioni.
Con questo nuovo rapporto mettiamo in evidenza i risultati di recenti ricerche scientifiche sugli impatti delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei.
Come nascono la microplastiche? Possono essere state prodotte dall'industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l'igiene personale) o derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta.
Gli organismi marini possono ingerirle in diversi modi: gli organismi filtratori, come le cozze, le vongole e le ostriche, possono semplicemente contaminarsi con l'acqua che filtrano per nutrirsi, mentre i pesci possono ingerirle sia direttamente, scambiandole per prede, che attraverso il consumo di prede contaminate. In entrambi i casi le conseguenze sono gravi: possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l'accumulo o trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono.
Non finisce qui. La contaminazione può risalire la catena alimentare e arrivare dritta sulle nostre tavole. Gli studi scientifici che riguardano il possibile effetto tossicologico generato dall'ingestione di cibo contaminato con microplastiche nell'uomo sono ancora agli albori, ma il rischio che attraverso l'alimentazione si possano ingerire microplastiche è assai concreto soprattutto nel caso dei molluschi, che sono consumati interi.
La situazione è grave e occorre agire subito applicando il principio di precauzione. Chiediamo al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell'associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.

Per maggiori informazioni, leggi il briefing del rapporto in italiano

sabato 30 luglio 2016

Greenpeace Italia compie 30 anni


Era il 30 luglio 1986, Greenpeace apriva un piccolo ufficio a Roma. Da allora l’organizzazione non ha mai smesso di crescere e in Italia conta oggi 77 mila sostenitori, oltre 600 mila cyberattivisti e una trentina di gruppi locali in tutta Italia, tra i quali il nostro di Bari. Non abbiamo mai abbandonato il nostro Dna e ci battiamo in Italia e nel mondo per le foreste, gli oceani, l’agricoltura sostenibile, le energie pulite, contro il cambiamento climatico e l’inquinamento, per un futuro di pace.


In questo mese abbiamo esposto al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra fotografica “30 ANNI E NON METTIAMO LA TESTA A POSTO”, che sarà esposta in seguito in altre città italiane. Sempre a Roma, all’Isola Tiberina, nell’ambito de “L’Isola del Cinema”, martedì 26 luglio, abbiamo proiettato il film “How to change the world”, che racconta la storia della fondazione di Greenpeace in Canada 45 anni fa ed ha vinto diversi premi cinematografici, anche al prestigioso Sundance Film Festival. Il titolo del film, “Come cambiare il mondo” riassume il tratto genetico della nostra organizzazione: nessun obiettivo, per quanto proibitivo, è impossibile!

E infine, come in ogni compleanno che si rispetti, abbiamo chiesto un regalo: una donazione attraverso la campagna di crowdfunding “Accendiamo il sole” per realizzare con voi un impianto fotovoltaico a Lampedusa, e dare così energia pulita e rinnovabile! Il risultato è stato fantastico, in meno di due settimane quasi mille persone ci hanno permesso di raggiungere con largo anticipo l'obiettivo di raccolta fondi. Grazie a tutti Voi!

giovedì 21 luglio 2016

Siemens, abbiamo un messaggio per te: salviamo il cuore dell'Amazzonia!

Gli indigeni Munduruku, con l’aiuto di attivisti di Greenpeace, hanno effettuato un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós. Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica.
I Munduruku, che abitano la valle del Tapajós da generazioni, combattono da più di trent’anni per difenderla dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. “Questa è una battaglia importante non solo per noi, ma per tutti gli abitanti del Pianeta, perché stiamo parlando di una delle più grandi foreste al mondo” afferma Juarez, portavoce dei Munduruku.
Siemens è una delle poche aziende al mondo in grado di costruire mega dighe e purtroppo ha già portato distruzione nella Foresta Amazzonica.
Chiedi anche tu a Siemens di escludere ogni partecipazione alla costruzione della diga idroelettrica di São Luiz do Tapajós, assumendo pubblicamente una posizione contro la distruzione della Foresta: recapitagli questo “messaggio di ♥” condividendo questo video (https://www.facebook.com/GreenpeaceItalia/videos/10153757053039499/) sulla pagina Siemens Italia (nei commenti dei post)!

Per approfondire puoi leggere:


mercoledì 6 luglio 2016

Accendiamo il sole!


Greenpeace Italia compie 30 anni di azioni in difesa del Pianeta: per il nostro compleanno non spegniamo le candeline, ma accendiamo il sole! Vogliamo installare un impianto fotovoltaico a Lampedusa, come esempio di rivoluzione energetica possibile e concreta.
Abbandonare le fonti fossili pericolose e costose come il petrolio, a favore di energie rinnovabili, pulite ed economiche non è un'utopia, ma un progetto reale che ha bisogno di te! Aiutaci a realizzare il progetto con una donazione.
Cosa puoi fare tu?
Diventa protagonista della rivoluzione energetica: il tuo sostegno è fondamentale per raggiungere la cifra necessaria a coprire i costi dell'installazione dell'impianto. La burocrazia ha già fermato questo progetto, ma tu puoi farlo ripartire! Per i nostri 30 anni il regalo più bello è aiutarci a donare a Lampedusa un futuro verde, pulito e rinnovabile. Anche un piccolo contributo è importante per raggiungere l'obiettivo.
Lampedusa è una delle piccole isole italiane non connesse alla rete elettrica nazionale e produce energia elettrica quasi completamente dal petrolio. Una fonte non solo inquinante, ma anche molto costosa: l'energia così prodotta in questi paradisi mediterranei viene pagata da tutti noi in bolletta, con oltre 60 milioni di euro l'anno. Lo scorso anno è stata concessa l'autorizzazione a installare un impianto fotovoltaico da 40kW sull'edificio del Comune di Lampedusa. Ma per superare tutti gli ostacoli burocratici sono passati oltre 12 mesi e nel frattempo il bando per accedere ai fondi che avrebbero dovuto finanziare il progetto è scaduto. Una beffa. Greenpeace vuole intervenire per sbloccare questa assurda situazione e regalare energia pulita a tutti gli abitanti di Lampedusa! Installare questo impianto permetterebbe al Comune di risparmiare complessivamente quasi 200 mila euro, soldi che potranno essere utilizzati a vantaggio dei cittadini, per una Lampedusa più efficiente e pulita, un modello di isola 100% rinnovabile. Inoltre, eviteremo l'emissione di 300 tonnellate di CO2, l'equivalente di 1.091.000 km percorsi da un veicolo.
Lampedusa è anche simbolo di accoglienza per tante persone che fuggono da guerre, tra le cui cause troppo spesso c'è il petrolio, lo stesso che viene usato per produrre energia. Il sole, la vera fonte energetica di cui siamo ricchi, non è solo un modo per produrre energia pulita, ma anche segno di speranza per un futuro di pace. Aiutaci ad accendere il sole!
Da 30 anni in Italia Greenpeace entra in azione per difendere il Pianeta dai crimini ambientali. Una delle nostre più grandi battaglie è quella contro i cambiamenti climatici, la cui causa principale sono le fonti energetiche fossili come carbone e petrolio, e i cui effetti sono già tangibili: temperature in aumento, scioglimento dei ghiacci, desertificazione, alluvioni, innalzamento dei mari, migrazioni... Abbiamo sfidato multinazionali, bloccato estrazioni di petrolio e centrali a carbone, scalato grattacieli e piattaforme, ci siamo paracadutati dal cielo e immersi nelle profondità dei mari. Quest'anno compiamo 30 anni, ma non mettiamo la testa a posto: continueremo ad agire per un futuro di energie rinnovabili, pulite ed economiche. Le soluzioni ci sono già e vogliamo dimostrarlo.

Aiutaci anche tu su  www.accendiamoilsole.it

AGGIORNAMENTO: IN SOLI 15 GIORNI ABBIAMO RAGGIUNTO L'OBIETTIVO DELLA NOSTRA RACCOLTA! GRAZIE A TUTTI PER IL SOSTEGNO!