Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

lunedì 23 maggio 2016

In azione per liberare i supermercati dal tonno insostenibile Mareblu


Questo weekend centinaia di volontari di Greenpeace sono entrati in azione a Bari e nei supermercati di altre 25 città italiane per protestare contro il tonno in scatola Mareblu, in gran parte pescato con metodi non sostenibili.
A Bari i volontari di Greenpeace hanno agito in uno dei più grandi centri commerciali della città mettendo nel carrello della spesa tutti i prodotti di Mareblu in vendita, sostituiti da un cartello con la scritta “Mareblu lascia il mare vuoto come questo scaffale”. I prodotti quindi sono stati portati in giro per il supermercato per l’intera giornata, impedendo così ai consumatori di diventare complici inconsapevoli della distruzione degli oceani. Azioni analoghe si sono svolte in tutta Italia, anche con l’aiuto di altre persone.
L’iniziativa fa parte di una campagna internazionale di Greenpeace contro Thai Union – il colosso del tonno in scatola proprietario in Italia del marchio Mareblu – accusato di praticare una pesca non sostenibile. Proprio in queste settimane la nave di Greenpeace “Esperanza” si trova nell’Oceano indiano per rimuovere i famigerati FAD, strumenti di pesca distruttivi usati anche dalle navi che riforniscono Thai Union. Oltre 300 mila persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione per convincere la multinazionale tailandese a cambiare rotta.
E questo weekend centinaia di consumatori in Italia, Francia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti si sono uniti a Greenpeace per agire concretamente nell'ultimo anello della catena: i supermercati. Mareblu aveva promesso di convertirsi a una pesca 100% sostenibile entro la fine di quest’anno, ma nel 99% dei suoi prodotti si trova ancora tonno pescato con metodi distruttivi. La pesca eccessiva e distruttiva sta mettendo in crisi le principali popolazioni di tonno in tutto il mondo, e uccide migliaia di altri animali marini, tra cui varie specie di squali. Non possiamo restare a guardare: insieme a centinaia di persone che amano il mare abbiamo deciso di entrare in azione. Il futuro degli oceani dipende anche dalle scelte che facciamo ogni giorno, quando mettiamo una scatoletta di tonno nel carrello della spesa.
Solo qualche giorno fa Greenpeace aveva diffuso una video-denuncia, ispirato alla pubblicità televisiva di Mareblu, per svelare le pratiche di pesca distruttive di Thai Union, raggiungendo in poche ore oltre 500 mila visualizzazioni. Nel frattempo più di 73 mila persone hanno chiesto a Mareblu di praticare una pesca 100% sostenibile, firmando la petizione italiana di Greenpeace sul sito www.tonnointrappola.it

venerdì 29 aprile 2016

Parte la campagna 5 per mille



Devolvi a Greenpeace il tuo 5x1000 
Ci aiuterai a contrastare i cambiamenti climatici, difendere gli oceani, proteggere le ultime foreste primarie del pianeta, lavorare per il disarmo e la pace, creare un futuro libero da sostanze tossiche, promuovere l'agricoltura sostenibile.



Dare il 5x1000 non significa pagare più tasse, ma decidere di destinarne una parte ad attività sociali. Sali a bordo con noi, bastano due mosse:

1. Metti la tua firma nel riquadro "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..."
2. Inserisci nello spazio "codice fiscale del beneficiario" il codice fiscale di Greenpeace: 97046630584.


lunedì 4 aprile 2016

10 giorni di eventi referendum 17 aprile

Nei prossimi giorni ci saranno una serie di eventi pubblici di informazione e sensibilizzazione sui contenuti del referendum del 17 aprile, inerente la durata delle concessioni per l'estrazione di idrocarburi all'interno delle 12 miglia marine.
Questo il programma delle nostre attività a partire da domani 5 aprile, quando saremo presenti presso l'Aula Aldo Moro del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Bari, per un seminario organizzato dall'associazione "Studenti Per", che ci vedrà tra i relatori insieme a docenti di diritto costituzionale ed ambientale.

Giovedì 7 aprile saremo invece al locale Bilabì con un nostro infopoint per la serata StopTrivPlayMusic, durante la quale i nostri volontari faranno informazione e sensibilizzazione con tutti i presenti. Alle 22 è previsto il live concert dei "Rainbow Bridge"!


A seguire domenica 10 aprile si svolgerà a Bari in Piazza Sordi, nei pressi del Teatro Petruzzelli, la manifestazione di chiusura dell'evento nazionale "1000 piazze per il Sì", che vedrà presenti a Bari i maggiori protagonisti del comitato nazionale per il Sì, oltre alle principali associazioni nazionali e territoriali, che illustreranno dal palco gli aspetti cruciali della campagna referendaria, inframezzati da tantissimi artisti del mondo dello spettacolo.

Lunedì 11 aprile saremo invece per la prima volta in un cinema per proiettare, in collaborazione con l'associazione Terre del Mediterraneo e tante altre associazioni territoriali in supporto, il nostro docufilm "Black Ice", che racconta la storia degli Arctic30, gli attivitsti di Greenpeace arrestati con l'accusa di pirateria dalla Russia per aver manifestato pacificamente sulla prima piattaforma di estrazione petrolifera installata nel Mare Artico. Appuntamento dalle 20 presso il Cinema Splendor a Bari, con ingresso gratuito.

Mercoledì 13 aprile proietteremo nuovamente il film Black Ice nella sede Arci 1983 di Casamassima, per poi affrontare con i presenti gli aspetti principali del quesito referendario del 17 aprile.

Infine giovedì 14 aprile saremo presenti con un nostro info point durante l'ultima serata della manifestazione Naturally Doc presso il Cineporto di Bari, all'interno della Fiera del Levante.

Tantissimi eventi per incontrare tante persone e spiegare i motivi del Sì per il prossimo referendum.
Potete trovare tutti i dettagli della campagna sul sito di Greenpeace Italia a questo link http://stop-trivelle.greenpeace.it

I pescatori artigianali pugliesi votano Sì al referendum


Il primo aprile 2016, i pescatori artigianali pugliesi e l'Area Marina Protetta di Torre Guaceto con cui da anni collaborano, si sono uniti a Greenpeace Italia per sensibilizzare i cittadini italiani sull’importanza di votare sì al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile.
"Il mare è la nostra vita. Fermiamo le trivelle" è il messaggio scritto su un grande striscione esposto in mare tra una barca e l’altra dai pescatori di Torre Guaceto e della cooperativa Emma. Un grido d'allarme che arriva direttamente da chi - come i piccoli pescatori artigianali - dipende dal mare e ha capito che solo rispettandolo e tutelandolo si può vivere.
«Torre Guaceto è impegnata da sempre nella tutela degli habitat marini, priorità definita dal decreto istitutivo della Riserva – ha dichiarato Vincenzo Epifani, presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto - ma anche per uno sviluppo sostenibile della pesca costiera, che si è concretizzato attraverso la stesura di un protocollo d’intesa con i pescatori che ha permesso di ridurne lo sforzo di pesca a un giorno a settimana.
Condizione necessaria affinché il nostro modello di pesca sostenibile funzioni è ovviamente il mantenimento della biodiversità della fauna ittica e, più in generale, degli ecosistemi presenti nell’Area Marina Protetta. Il valore naturalistico della Riserva e la capacità di gestione del Consorzio hanno portato Torre Guaceto a essere riconosciuta Area Speciale di Interesse Mediterraneo, secondo la convenzione di Barcellona. Un riconoscimento che sottolinea quanto Torre Guaceto sia attenta a tutte le problematiche che, anche indirettamente, possono portare a un danneggiamento o all’alterazione degli ambienti naturali».
«Per la pesca una grave minaccia è rappresentata dalle trivelle», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace. «Studi scientifici mostrano che anche le fasi preliminari per la ricerca di idrocarburi, come le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall'utilizzo degli airgun, possono provocare danni fisici diretti a un'ampia gamma di organismi marini, tra cui cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei. Ciò può comportare una pesante riduzione delle catture per numerose specie ittiche, con perdite che possono arrivare al 70 per cento».
Lo sfruttamento di idrocarburi e i rischi di eventuali disastri o sversamenti causati dalle trivelle offshore rappresentano una gravissima minaccia non solo per l'ambiente marino e il turismo ma anche per la pesca, il settore che più dipende dalla salute del mare. E la Puglia è al secondo posto dopo la Sicilia in questo settore, con circa 130 milioni di euro di ricavi l’anno (Dati IREPA 2012).

Domenica 3 aprile i nostri volontari sono stati presenti in piazza della Vittoria a Brindisi con un gazebo informativo insieme alla Riserva di Torre Guaceto, per informare e sensibilizzare la popolazione sulle tematiche inerenti il referendum del 17 aprile.

lunedì 21 marzo 2016

“Oil men” contro le trivelle

Sabato 19 marzo a Bari ed in altre 21 città di tutta Italia gli “oil men” di Greenpeace sono entrati in azione per invitare gli italiani al partecipare al referendum sulle trivellazioni offshore del prossimo 17 aprile, quando si potrà democraticamente giudicare la strategia energetica del governo ed esprimersi per la tutela dei nostri mari e del futuro dell’Italia intera.
Sul Lungomare di Bari i volontari di Greenpeace, vestiti di nero e con mani e volto sporchi di una sostanza oleosa simile al petrolio, hanno animato un flash mob per richiamare l’attenzione dei cittadini sul referendum.

Sullo striscione si poteva leggere un chiaro invito al voto del 17 aprile: “U MARE NON S’ATTOCCHE!”. In ciascuna delle 22 città coinvolte, l’appello di Greenpeace a non trivellare il Paese è stato infatti tradotto nei dialetti locali, perché la minaccia petrolifera riguarda tutti gli italiani.
Indossare il “nero petrolio” è stato un modo per far capire ai cittadini la vera posta in gioco al referendum del 17 aprile: il no alle trivelle è anche un no alla politica energetica del governo fondata sulle vecchie e sporche fonti fossili. Il petrolio è un inquinante capace di entrare nella catena alimentare e risalire fino alle nostre bocche. Con una media di 38 milligrammi per metro cubo, il Mediterraneo è il mare più inquinato dagli idrocarburi al mondo.
Il 17 aprile gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui l’Italia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto “Trivelle Fuorilegge” di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra.
Lo scorso luglio Greenpeace ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, tramite istanza pubblica di accesso agli atti, i dati di monitoraggio delle piattaforme presenti nei mari italiani. Il Ministero ha risposto fornendo soltanto i dati di monitoraggio relativi al triennio 2012-2014 di 34 impianti dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo.
Sulle altre piattaforme operanti lungo le nostre coste, un centinaio, o non ci sono monitoraggi o i dati restano “secretati”: in entrambi i casi si tratta di una prospettiva inquietante. I dati che il Ministero ha consegnato a Greenpeace (raccolti da ISPRA e di proprietà di ENI, gestore delle piattaforme monitorate) mostrano una contaminazione ben oltre i limiti di legge per le acque costiere per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme.
I parametri ambientali eccedono i limiti per almeno due sostanze nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Anche nelle cozze la presenza di sostanze inquinanti ha mostrato evidenti criticità. Nei sedimenti raccolti in prossimità delle piattaforme e nei tessuti dei mitili raccolti sui piloni di questi impianti si trovano metalli pesanti e idrocarburi, sostanze tossiche e in alcuni casi cancerogene, in concentrazioni talvolta abnormi, paragonabili a quelle che si riscontrano in ambienti contaminati da grandi sversamenti di greggio, come nel disastro della petroliera Prestige in Galizia.
Secondo Greenpeace, il voto del 17 aprile ha un portata politica più ampia del merito tecnico del quesito referendario. È una data in cui si potrà democraticamente smentire l'indirizzo energetico del governo, che da due anni a questa parte ha individuato nelle misere riserve nazionali di gas e petrolio l'unico orizzonte di sviluppo energetico per il Paese. Si tratta dello stesso governo che, mentre prometteva nuova occupazione grazie alle trivellazioni, penalizzava fortemente il settore delle energie rinnovabili, che ha perso negli ultimi mesi decine di migliaia di posti di lavoro.
Greenpeace invita tutti i cittadini italiani a votare Sì al referendum del prossimo 17 aprile, per fermare le trivelle e favorire la transizione verso le energie rinnovabili.