Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

lunedì 27 luglio 2015

Solarnia: volontari e turisti mobilitati per un Mediterraneo 100% rinnovabile


Sabato 25 luglio i volontari di Greenpeace si sono mobilitati in decine di località in Italia, Croazia, Grecia e Spagna per chiedere, insieme a residenti e turisti, che il Mediterraneo diventi il paradiso del sole e delle rinnovabili, non del petrolio e delle trivelle.
In Italia i volontari di Greenpeace sono scesi in strada in 24 città per promuovere la campagna “Solarnia, Solar Paradise” e chiedere una rapida transizione verso un futuro 100 per cento rinnovabile. A Polignano a Mare la mobilitazione si è svolta sul ponte Lama Monachile, nella spiaggia sottostante e nei luoghi di maggior attrazione turistica. E ha coinvolto decine di turisti italiani e stranieri che, chiamati a scegliere la meta ideale delle loro vacanze, non hanno avuto dubbi nell’indicare Solarnia, l’isola del sole, a discapito di un mare di trivelle che proprio non piace a nessuno, tantomeno ai turisti.
Ciò nonostante, nel nostro Paese ci sono una ventina di piccole isole, veri gioielli del turismo nazionale come le Tremiti, Ustica e Capri, che producono la quasi totalità della propria energia con vecchi generatori diesel: un sistema inquinante e inefficiente che costa agli italiani decine di milioni di euro all’anno. La rivoluzione energetica potrebbe partire proprio da qui, trasformando Solarnia in realtà anche nel Belpaese. Come già accade sull’isola di El Hierro, alle Canarie, che ha raggiunto l’obiettivo 100% rinnovabili. O come accadrà nei prossimi anni alle Hawaii, che si sono impegnate a produrre tutta l’energia elettrica di cui hanno bisogno con fonti pulite.
I governi di molti Paesi mediterranei perseguono invece politiche che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili, continuando a incentivare il petrolio e gli altri combustibili fossili: fonti inquinanti, costose e pericolose, in particolare per economie che poggiano sul turismo. Una vera contraddizione se si pensa che l’area del Mediterraneo è quella con il potenziale di energia solare più elevato.
Italia, Spagna, Croazia e Grecia non hanno in comune solamente corruzione, recessione e disoccupazione, come vuole la vulgata, ma anche le soluzioni al problema energetico: il sole e il vento. È paradossale che questi Paesi, considerati dei paradisi turistici grazie alle loro “qualità ambientali”, ignorino le potenzialità energetiche dell’eolico e del solare continuando ad affidarsi a fonti fossili inquinanti e costose.
I cittadini italiani probabilmente non sanno che pagano di tasca propria oltre 60 milioni di euro ogni anno per finanziare l’energia prodotta con il petrolio delle isole minori, luoghi che potrebbero soddisfare interamente il proprio fabbisogno con le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Proprio in queste settimane il Ministero per lo Sviluppo Economico sta scrivendo un decreto per modificare il sistema di produzione e distribuzione dell’energia sulle isole minori italiane. Speriamo che venga chiaramente indicato che il futuro non è nel petrolio ma nelle rinnovabili, a cominciare da queste isole. In gioco non c’è solo l’ambiente ma anche il futuro dell’economia e del turismo.

In Italia oltre 23 mila persone hanno già firmato la petizione “Solarnia, Solar Paradise” di Greenpeace, nella convinzione che futuro dell’Europa, e in particolare dei Paesi Mediterranei, è nel sole e nel vento, non nel petrolio.

lunedì 6 luglio 2015

Greenpeace: tutti al mare sui pullman della "Renzi PetrolTour"

Sono partiti sabato 4 luglio, da 23 città di tutta Italia, i pullman turistici della “Renzi PetrolTour”. Destinazione: i mari del Belpaese, “petrolizzati” dal governo. Con il premier, uomo solo al volante, che invita gli italiani a salire a bordo per andare ad ammirare le nostre coste punteggiate di trivelle, ascoltare le esplosioni degli airgun, fotografare le piattaforme di estrazione al tramonto, farsi ammaliare dal luccichio delle chiazze di greggio a pelo d’acqua.
È questa la singolare forma di protesta che abbiamo messo in scena per contestare la deriva petrolifera promossa dal governo italiano, che sta spalancando i nostri mari ai petrolieri per attività di ricerca o di estrazione di idrocarburi. Abbiamo animato le piazze italiane con grandi sagome colorate a forma di pullman, brandizzate con il nome di un immaginifico tour operator: “Renzi PetrolTour”.
A Bari la nostra ironica protesta è andata in scena in via Sparano, nelle vie del centro e sul Lungomare. Ai passanti incuriositi abbiamo distribuito un volantino del tutto simile ad un depliant turistico, con cui Renzi in persona invita gli italiani a scoprire le “nuove meraviglie” del Mediterraneo disseminato di trivelle e trasformato in una sorta di Texas marino.
La mobilitazione di Greenpeace riprende la campagna online TrivAdvisor, in cui parodiando un famoso portale di viaggi si immagina il triste destino che potrebbe attendere i mari italiani nei prossimi anni: un’invasione di piattaforme e trivelle, con rischi elevatissimi per l’ambiente, il turismo, la pesca sostenibile. Su TrivAdvisor si possono leggere “recensioni” paradossali (datate a un ipotetico 2020) di alcune tra le località più famose e amate dei nostri litorali: un turismo al contrario, quello immaginato da Greenpeace, in cui si va al mare per ammirare sversamenti di petrolio, cetacei spiaggiati e trivelle in azione, per godersi paesaggi deturpati o per ascoltare le deflagrazioni degli airgun.
Il mare che conosciamo e amiamo, uno dei beni più preziosi per l’Italia, rischia di essere sfigurato per poche gocce di oro nero che giacciono sotto i suoi fondali: quantità marginali per i consumi del Paese ma occasione di profitto per una manciata di aziende. Un mare pieno di trivelle e piattaforme, condito magari da qualche sversamento di petrolio: è questo il futuro che Renzi e il suo esecutivo immaginano per il turismo italiano?.
Soltanto fra il 3 e il 12 giugno il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato ben undici progetti di prospezione di idrocarburi in mare con la tecnica dell’airgun. Nove di questi riguardano i mari pugliesi, ma l’area concessa ai petrolieri copre tutto l’Adriatico e parte significativa dello Ionio. Nelle settimane precedenti era stata la volta delle acque abruzzesi: grazie ai decreti già emanati, nei prossimi mesi, a pochissimi chilometri al largo della “Costa dei Trabocchi”, potrebbero essere realizzati un nuovo pozzo di ricerca e fino a dieci nuovi pozzi di estrazione. L’attacco al mare prosegue poi nel Canale di Sicilia, dove stanno per sorgere due nuove piattaforme e dove sono state autorizzate altre prospezioni con gli airgun.


giovedì 18 giugno 2015

TrivAdvisor: un mare di trivelle

Ti piacerebbe vedere delle piattaforme petrolifere in alcuni dei paesaggi marini più belli d’Italia?
Ti andrebbe di scattare un selfie con dei gabbiani sporchi di petrolio, ma non sai come fare?
Da oggi è più semplice: il Governo Renzi infatti ha promosso una legge con cui autorizzare a perdita d’occhio - o per meglio dire, a macchia d’olio - nuove trivellazioni e nuove ricerche geosismiche per individuare il greggio sotto i nostri fondali. Airgun, pozzi di ricerca e produzione di idrocarburi lungo quasi tutte le coste italiane!
Ti sembra uno scherzo? Purtroppo non lo è, e stavolta abbiamo voluto comunicarlo in un modo inusuale: abbiamo ideato il sito “TrivAdvisor”, perché tutti possano conoscere il panorama che ci mette di fronte lo Sblocca Italia, quello delle trivellazioni offshore nei nostri mari, e mobilitarsi per chiedere un cambiamento!
La strategia energetica italiana, in modo inspiegabile e paradossale sia dal punto di vista ambientale che da quello energetico ed economico, ha infatti scelto lo sfruttamento degli idrocarburi dei nostri mari. Nuove concessioni sono già realtà sia nel Canale di Sicilia che nell'Adriatico e nello Ionio; altre sono già all'orizzonte.
È un’idea miope che porterà profitti solo nelle tasche dei petrolieri, scaricando tutti i rischi sulle comunità, sull'ambiente, sulla fauna ittica, senza nemmeno soddisfare il fabbisogno energetico del Paese! Le riserve certe di petrolio sotto i nostri fondali infatti equivalgono a meno di 2 mesi dei consumi nazionali, quelle di gas a circa 6 mesi. Le ricadute occupazionali e le entrate fiscali previste sono modestissime, mentre possiamo immaginare cosa accadrà a turismo e pesca sostenibile.
Con lo Sblocca Italia il Governo, semplificando gli iter autorizzativi ed esautorando le amministrazioni locali, ha scelto la sua strada, quella della petrolizzazione del mare. Ma si tratta di una via a senso unico: non si torna indietro. Nessuno può escludere un disastro ambientale...e in Italia, è bene ricordarlo, il rischio di uno sversamento grave non è neppure previsto nelle valutazioni di impatto ambientale!
È ora di cambiare registro, ma per essere più forti dei petrolieri serve anche la tua voce: unisciti a noi, firma per liberare il mare dalle trivelle! Visita subito il nostro TrivAdvisor

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lunedì 1 giugno 2015

Greenpeace suona la sveglia sul clima. #GetUpAnd


Alla vigilia del summit del G7 di Elmau, in Germania, migliaia di persone sono scese nelle strade e nelle piazze in più di 30 Paesi del mondo per dimostrare pacificamente a favore della salvaguardia del clima e contro le fonti fossili, chiedendo una rapida transizione verso un futuro energetico 100 per cento rinnovabile. In molte città del Pianeta, così come sui social media e su internet, la richiesta ai leader globali è univoca: servono politiche mirate per superare l’era delle fonti fossili e del nucleare, per preservare la biodiversità e la salute del Pianeta, per sostenere energie pulite come il solare e l’eolico.
Anche a Bari i volontari del gruppo locale sono scesi in strada per chiedere un futuro 100 per cento rinnovabile. Questo Global Day of Action è il primo di una serie di tre appuntamenti previsti da qui a fine anno, quando si terrà la Conferenza delle Parti di Parigi, che potrebbe segnare la storico traguardo di un nuovo accordo mondiale sui cambiamenti climatici.
Per questa mobilitazione Greenpeace ha adottato lo slogan #GetupAnd – un esplicito invito ad agire in prima persona – raccogliendo l’adesione di tutti coloro che, da una parte all'altra del globo, hanno coraggiosamente deciso di battersi contro le fonti fossili che distruggono il clima, inquinano l’aria che respiriamo, danneggiano gli ecosistemi.
Questa iniziativa segna la nascita di un movimento globale che in vista del vertice di Parigi si impegna a fare pressione su leader politici ed economici per chiedere un futuro 100 per cento rinnovabile. Con i nostri flash mob in 24 città italiane, da nord a sud della penisola, vogliamo suonare la sveglia al governo e all'opinione pubblica: dobbiamo agire ora, per garantire che l’appuntamento di Parigi sia utile, cioè capace di portare a un accordo globale vincolante sulla riduzione delle emissioni di gas serra e a una rapida transizione energetica verso le rinnovabili
D'altronde la linea adottata dal governo italiano è palesemente contraddittoria. A fronte di molti proclami e iniziative – come gli Stati Generali del Clima che si terranno a Roma il prossimo 22 giugno – l’indirizzo concreto è quello di cercare di sfruttare le misere riserve petrolifere del Paese, in mare e a terra, in barba a ogni impegno di riduzione delle emissioni.
Nel frattempo si continua a penalizzare la crescita delle energie pulite e a non fare nulla per superare in fretta l’uso del carbone. Domenica e lunedì prossimi le sette grandi potenze industriali del Pianeta terranno un summit in Germania. Queste nazioni sono oggi responsabili del 30 per cento della produzione di energia con il carbone, e del 60 per cento di quella con il nucleare. Sono inoltre i maggiori emettitori di CO2. Angela Merkel, attuale presidente del G7, ha dichiarato che i cambiamenti climatici sono uno degli argomenti chiave del summit.
Greenpeace ritiene che il G7 abbia la principale responsabilità, politica e morale, di garantire una transizione energetica rapida e radicale, per garantire che il clima non venga alterato definitivamente oltre le soglie di sicurezza indicate dalla scienza.
Il secondo e il terzo Global Day of Action verso Parigi si terranno rispettivamente il 26 settembre e il 29 novembre.

martedì 26 maggio 2015

Manifestazione NO Ombrina @Lanciano

Lo scorso 23 maggio il popolo abruzzese, cittadini proveniente da tante altre regioni e quasi 500 associazioni, per un totale di circa 60000 persone e quasi 4 km di corteo, hanno preso parte alla manifestazione No Ombrina che si è tenuta a Lanciano, in provincia di Chieti. Tra le associazioni che hanno aderito c’era anche Greenpeace Italia rappresentata dai volontari di vari gruppi locali tra cui quello di Bari. L’immenso e pacifico corteo ha manifestato contro il progetto Ombrina Mare. Cosa è Ombrina Mare? A circa 6 km dalla Costa dei Trabocchi (zona di San Vito), sul litorale abruzzese, dovrebbe sorgere la Piattaforma petrolifera Ombrina Mare, della Medoilgas Italia S.p.A., società del Gruppo Mediterranean Oil & Gas Plc.
Lunga 35 metri, larga 24 metri e alta 43 metri sul livello medio marino (equivalente a un palazzo di 10 piani!) sarà collegata a 4-6 pozzi di estrazione in mare. La piattaforma inoltre sarà connessa ad una grande nave, che dovrebbe avere la funzione di una vera e propria raffineria galleggiante ancorata a 10 km di distanza dalla costa. Tale nave avrebbe le seguenti dimensioni: 320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima.
Una grande partecipazione, nonostante la pioggia battente
Perché è importante opporsi? Oltre all'inquinamento e al grande rischio collegato a questo tipo di attività, Ombrina rappresenta il tentativo di avviare un sistema di sfruttamento intensivo di risorse limitate. Nei nostri mari, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, sono presenti riserve di gas naturale e petrolio sufficienti a coprire il nostro fabbisogno rispettivamente per al massimo 13 e 2 mesi considerando i consumi attuali. Il futuro è un mix tra efficienza energetica e rinnovabili.
Per questo oltre 120mila persone hanno già sottoscritto la Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili, per chiedere un futuro pulito e sicuro per l'uomo e per l'ambiente: http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci/



Al termine del corteo gli attivisti di Greenpeace hanno sro­to­lato dalla torre civica due­cen­te­sca in piazza Ple­bi­scito, sim­bolo di Lan­ciano, un enorme banner con il pre­mier Mat­teo Renzi
sor­ri­dente e col pol­lice in alto che pro­mette «Più tri­velle per tutti». Il mega stri­scione pro­se­gue con la scritta «Stop Fos­sil Go Renewa­ble».