Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

venerdì 18 aprile 2014

SALVIAMOLEAPI: polline contaminato da cocktail di pesticidi tossici

Oltre due terzi del polline raccolto dalle api nei campi europei e portato ai loro alveari è contaminato da un cocktail di pesticidi tossici. Questo è il risultato allarmante di un nuovo studio di Greenpeace International, pubblicato oggi nell'ambito della campagna europea per salvare le api e proteggere l'agricoltura. Le sostanze chimiche rilevate nei pollini comprendono insetticidi, acaricidi, fungicidi ed erbicidi, prodotti da aziende agrochimiche come Bayer, Syngenta e BASF.
Il rapporto “Api, il bottino avvelenato” è il più vasto nel suo genere a livello europeo in termini di aree geografiche interessate e numero di campioni prelevati simultaneamente, con oltre 100 campioni provenienti da 12 Paesi. In totale sono state individuate 53 diverse sostanze chimiche. Lo studio evidenzia le alte concentrazioni e l’ampia gamma di fungicidi presenti nel polline raccolto vicino ai vigneti in Italia, l'uso diffuso di insetticidi killer delle api in quello dei campi polacchi, la presenza di DDE (un prodotto di degradazione del DDT, tossico e bioaccumulabile) in Spagna, il ritrovamento frequente del neonicotinoide thiacloprid in molti campioni raccolti in Germania.
Il rapporto conferma l’elevata esposizione di api e altri impollinatori a un pesante cocktail di pesticidi tossici. C'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell'attuale modello agricolo, basato sull'uso intensivo di pesticidi tossici, monocolture su larga scala e un preoccupante controllo dell'agricoltura da parte di poche aziende agrochimiche come Bayer, Syngenta & Co.
Il rapporto conferma i risultati di un recente studio dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che evidenzia vaste lacune conoscitive sulla salute delle api e degli impollinatori in genere, tra le quali gli effetti dei "cocktail di pesticidi" a cui sono esposti, e invita l'Ue e i governi nazionali a colmare queste lacune con ulteriori indagini scientifiche.
Le api, e non solo loro, sono potenzialmente esposte a veleni micidiali. È l’ennesima dimostrazione che è necessario un cambiamento radicale verso un’agricoltura più sostenibile e l’Europa deve fare la sua parte, subito.
Alla luce di quanto riscontrato dal nuovo rapporto sulla contaminazione del polline, Greenpeace invita la Commissione europea e i governi nazionali a vietare completamente l’utilizzo dei pesticidi clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam e fipronil, attualmente sottoposti a un divieto temporaneo e a vietare gli altri pesticidi dannosi per api e altri impollinatori (compresi clorpirifos, cipermetrina e deltametrina). Greenpeace chiede inoltre l’adozione urgente di piani d'azione per le api al fine di valutare gli effetti dei pesticidi sugli impollinatori e ridurne l’utilizzo; di stimolare ricerca e sviluppo di tecniche non inquinanti per la gestione dei parassiti e promuovere la diffusione di pratiche agricole ecologiche.
Attivisti in azione a Leverkusen

Per protestare contro la presenza dei pesticidi killer delle api nel polline, oltre 20 attivisti di Greenpeace hanno aperto oggi uno striscione di 170 metri quadri di fronte al quartier generale della Bayer, a Leverkusen (Germania), con la scritta: "Bayer: smettila di ucciderci", simbolicamente tenuto da due api. Con questa azione gli attivisti stanno ulteriormente sottolineando come l'industrie agrochimiche siano le principali responsabili del declino delle api nell’attuale modello agricolo industriale.

Leggi il rapporto “Api, il bottino avvelenato”: http://www.greenpeace.org/italy/ApiBottinoAvvelenato/

sabato 5 aprile 2014

#ItaliaNOogm @Bari

Gli attivisti di Greenpeace hanno organizzato un presidio oggi a Bari, insieme alla sezione barese del WWF in via Sparano per informare i cittadini sulle conseguenze e i rischi delle coltivazioni OGM. Sono stati distribuiti volantini informativi ed esposto uno striscione con scritto “NO OGM”, circondato da tante pannocchie di cartone, simboleggianti il mais OGM.
In Italia è partito il conto alla rovescia sugli OGM. Il prossimo 9 aprile, infatti, il Tar del Lazio si pronuncerà sul ricorso presentato da un agricoltore friulano contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais MON810. Se il ricorso fosse accolto, si rischia di aprire la strada a semine incontrollate di colture OGM con conseguenze drammatiche per la filiera agricola italiana, l’ambiente, le produzioni biologiche, le esportazioni e la libertà di scelta dei cittadini.
Greenpeace, con la Task Force "Per un'Italia libera da OGM", composta da 39 associazioni, che oggi ha organizzato presidi in diverse città italiane, rinnova l’appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governo perché venga emanato con effetto immediato un decreto contro le semine OGM e, a partire dal semestre italiano, si impegni in sede europea a elaborare finalmente una chiara iniziativa per impedire coltivazioni geneticamente modificate.
“All’inizio ho creduto anch’io come tanti agricoltori statunitensi alle promesse delle aziende del biotech. Ci hanno detto che avremmo dovuto usare meno pesticidi e ottenuto maggior profitti, invece nessuna promessa è stata mantenuta. Ora abbiamo più erbacce e più insetti resistenti ai pesticidi ed è molto difficile uscire da questo tipo di produzione agricola. Io ho iniziato la riconversione della mia azienda un anno fa” spiega Wes Shoemyer, agricoltore del Missouri.
"Come ci testimoniano gli agricoltori degli Stati Uniti, la strada degli OGM è una via senza ritorno. Per tutelare ambiente, agricoltura e libertà di scelta delle persone, la scelta possibile e' una sola, mantenere l'Italia libera dagli OGM!" commenta Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “Per questo vogliamo ribadire al Presidente del Consiglio Renzi e al governo la necessità di varare un decreto con effetto immediato contro le semine OGM”.
In attesa di un intervento del governo, le Regioni si stanno muovendo. La Regione Friuli ha emanato un regolamento che vieta la semina e la coltivazione di OGM sul suo territorio in caso di successo del ricorso al Tar, ipotesi in cui le associazioni della Task Force presenterebbero comunque ricorso al Consiglio di Stato.
Quasi otto italiani su 10 (76 per cento) sono contrari agli OGM, secondo l’ultima rilevazione condotta da Ipr marketing nel giugno 2013. In Italia abbiamo ancora la possibilità di scegliere e di fermare l'avanzata di un modello agricolo che potrebbe mettere in serio pericolo l’identità e la distintività di uno dei settori che può contribuire maggiormente alla ripresa economica ed occupazionale del Paese. Distintività, qualità e tipicità sono le strade vincenti in questa fase congiunturale, come dimostra il boom degli acquisti diretti di alimenti garantiti OGM free dai produttori agricoli che nonostante un calo dei consumi alimentari in Italia del 3,7 per cento sono aumentati del 67 per cento nel 2013.

La Task Force per un'Italia libera da OGM è composta da: • Acli • Adoc • Adiconsum • Adusbef • Aiab • Amica • Associazione per l'Agricoltura Biodinamica • Assoconsum • As. Se. Me. • Campagna Amica • Cia • Città del Vino • Cna Alimentare • Codacons • Coldiretti • Consorzi agrari d’Italia • Crocevia • Fai • Federconsumatori • Federparchi • Firab • Focsiv • Fondazione Univerde • Greenaccord • Greenpeace • Isde • Lega Pesca • Legacoop Agroalimentare • Legambiente • Lipu • Movimento consumatori • Movimento difesa del cittadino • Slow Food Italia • Symbola • Uecoop • Una.api • Upbio • Vas • Wwf

Segui su Twitter:  #ItaliaNoOGM

lunedì 31 marzo 2014

Earth Hour 2014

I volontari del gruppo locale di Bari hanno partecipato all'Earth Hour, l’ora della Terra, un evento internazionale di sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico, arma concreta e a portata di tutti per contrastare i cambiamenti climatici!
Anche Bari ha aderito a questo importante evento con lo spegnimento programmato di 4 edifici monumentali (Teatro Margherita, Palazzo di Città, Palazzo della Provincia e Palazzo della Presidenza della Regione Puglia).
Per l’occasione, a partire dalle ore 18, il WWF Bari insieme a numerose associazioni baresi: Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, ADIRT Consumo Critico - Quelli del baratto, CAT - Amici del Trekking, CEA Masseria Carrara, Ciclospazio, Il Planetario Di Bari. Oasi Felina, Rangers D'Italia, Ruotalibera, Scuola Cani Salvataggio Nautico hanno organizzato una serie di eventi culturali tra cui la presentazione del libro "CambiaMenti", a cura di C. Di Modugno - Meters Studi e ricerche per il sociale, nonché il concerto del maestro Roberto Ottaviano, la cover di Francesco De Gregori, il teatro di figura e d'attore di Renato Curci e le band Triurlo Italian Swing e I Marketti.

lunedì 3 marzo 2014

The King is naked @Bari

Prosegue la campagna di Greenpeace per chiedere ai marchi dell’Alta Moda di produrre vestiti senza sostanze chimiche pericolose. Anche a Bari i volontari del Gruppo Locale hanno manifestato davanti alle vetrine del negozio di Louis Vuitton per svelare all'opinione pubblica che “Il Re è nudo” e che l’Alta moda nasconde un incubo tossico dietro i proclami di esclusività dei propri vestiti.
La mobilitazione principale è partita da Roma, dove tre volontari vestiti da imperatore, banditore e cortigiano hanno proclamato un editto che bandisce le sostanze tossiche dai vestiti dei marchi d’Alta Moda. Gli attivisti hanno consegnato una lettera agli store manager di ciascun negozio nella quale si dettagliano le richieste di adesione all'impegno “Detox”.
E' ora che i marchi dell’Alta moda siano all'altezza della loro reputazione e inizino a produrre capi di abbigliamento che non costino la salute del nostro Pianeta e il futuro dei nostri figli. Impegnandosi a Detox, marchi come Valentino e Burberry hanno già dimostrato che si può produrre un’Alta moda che non costi nulla al Pianeta. Cosa aspettano invece Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana?
La mobilitazione segue la pubblicazione dell’ultimo rapporto di Greenpeace International "Piccola storia di una bugia fuori moda” che ha svelato la presenza di sostanze chimiche pericolose nei vestiti per bambini prodotti da alcune delle più famose aziende d’Alta Moda, tra cui Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana.
Queste sostanze vengono rilasciate nei corsi d’acqua non solo durante i processi produttivi, m
a anche quando li laviamo nelle nostre lavatrici, mettendo a rischio la salute di adulti e bambini in tutto il Mondo. Alcune di queste sostanze, una volta rilasciate nell'ambiente, possono interferire con il sistema endocrino degli esseri viventi e accumularsi nell'ecosistema.
Al rapporto, pubblicato in concomitanza con l’apertura della Settimana della Moda di Milano, hanno fatto seguito due azioni degli attivisti alla Galleria Vittorio Emanuele e al teatro Metropol di Milano nel corso della sfilata di Dolce&Gabbana. In entrambe le occasioni i giganteschi striscioni raffiguranti la top model russa Eugenia Volodina e un giovane re hanno denunciato la presenza di sostanze chimiche pericolose nei vestiti dei marchi d’Alta Moda proclamando “#TheKingIsNaked” e hanno svelato al pubblico le bugie tossiche di Versace e Dolce&Gabbana.

Sono venti le aziende che finora si sono impegnate con Greenpeace ad azzerare gli scarichi di sostanze chimiche pericolose entro il 2020.

lunedì 17 febbraio 2014

Il re è nudo!

Con la Settimana della Moda di Milano alle porte, Greenpeace lancia un nuovo rapporto che rivela la
presenza di sostanze chimiche pericolose nei vestiti per bambini di alcuni dei più famosi marchi dell’Alta Moda, tra cui Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana. Le analisi degli indumenti e delle calzature mostrano che le stesse sostanze chimiche pericolose usate dai marchi di largo consumo sono impiegate anche per produrre capi esclusivi dell’Alta moda. Non solo, la concentrazione di una sostanza (nonilfenoli etossilati o NPEs) in capi etichettati come “Made in Italy” fa venire il dubbio che questi potrebbero non essere stati prodotti interamente in Europa.
Il successo dei marchi dell’Alta moda è costruito interamente sull'esclusività e l’eccellenza dei loro prodotti. Il nostro rapporto, invece, dimostra che marchi come Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana illudono i loro clienti con vere e proprie bugie. E non è un problema che interessa solo chi può permettersi questi prodotti di lusso, perché l’inquinamento tocca ognuno di noi. Sta ora a questi marchi fare chiarezza sull'etichetta “Made in Italy” che esibiscono, ripulire le loro filiere e capire che noi consumatori non ci lasciamo prendere in giro facilmente.
Sono stati testati 27 prodotti di otto case d’Alta moda; 16 di questi (8 dei quali Made in Italy) sono risultati positivi per una o più delle seguenti sostanze chimiche: nonilfenoli etossilati (NPEs ), ftalati, composti perflorurati e polifluorurati e antimonio. La più alta concentrazione di nonilfenoli è stata rilevata in una delle ballerine Louis Vuitton prodotte in Italia e vendute in Svizzera, mentre la concentrazione più elevata di PFCs in una giacca di Versace.  Alcune di queste sostanze, quando vengono rilasciate nei corsi d’acqua durante il ciclo di produzione oppure dagli stessi vestiti durante il lavaggio, hanno la proprietà di accumularsi negli organismi viventi e di interferire con il sistema endocrino.
Ė ora che i marchi dell’Alta moda siano coerenti con la loro reputazione e passino dalla parte di coloro che lavorano per un futuro libero da sostanze tossiche. Assumendo l’impegno Detox per le loro filiere, marchi come Valentino e Burberry hanno già dimostrato che si può produrre un’Alta moda che non costi nulla al Pianeta. Cosa aspettano invece Versace, Louis Vuitton, Dior o Dolce&Gabbana?
Sono venti le aziende che hanno sottoscritto finora l’impegno Detox di Greenpeace, con l’obiettivo di assicurare la trasparenza della filiera, richiedendo ai propri fornitori di pubblicare i dati sugli scarichi delle sostanze chimiche pericolose e azzerare gli scarichi di sostanze chimiche pericolose entro il 2020.
 

Leggi la sintesi del rapporto “Piccola storia di una bugia fuori moda”: http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/piccola-storia-di-una-bugia-fuori-moda/

Leggi il rapporto (in inglese) “A Little Story about a Fashionable Lie": http://www.greenpeace.org/international/a-fashionable-lie/

Hanno sottoscritto l’impegno Detox: Nike, Adidas Puma, H&M, M&S, C&A, Li-Ning, Zara, Mango, Esprit, Levi's, Uniqlo, Benetton, Victoria's Secret, G-Star Raw, Valentino, Coop, Canepa, Burberry e Primark.

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