Gli appuntamenti di Greenpeace GL Bari

giovedì 22 dicembre 2016

Precious Live & Greenpeace

Ieri 21 dicembre, presso AncheCinema Royal c'è stata la presentazione del nuovo lavoro musicale del musicista Fabio Accardi, da tempo amico e sostenitore di Greenpeace Italia. "Precious" è composto da sette brani originali consacrati al nostro prezioso pianeta, alla salvaguardia della nostra amata (ma bistrattata) madre Terra.
"(S)Heaven can’t wait" è dedicato a Greenpeace che da tempo ha capito che non c’è più tempo da perdere e che bisogna passare all'azione ora.
"Thirty ways …to save the world" è invece un brano dedicato a tutti coloro che hanno fatto della salvaguardia del nostro ambiente una missione ed una questione di vitale importanza. Le 3 sezioni del brano rappresentano le tre imbarcazioni che Greenpeace ha messo a guardia del nostro ambiente impiegandole per monitorarne i mari e non solo.

Durante la serata i volontari del gruppo locale di Bari sono stati presenti con un ampio infopoint, distribuendo materiale e informando i presenti sulle vari campagne attive di Greenpeace.
Prima del concerto, Fabio Accardi ha presentato il suo ultimo cd, illustrando anche i punti di contatto con Greenpeace da lui sostenuta e supportata, anche nella recente visita della Rainbow Warrior III in Puglia lo scorso ottobre, quando la nave ammiraglia di Greenpeace fu visitabile liberamente.
Subito dopo il coordinatore dei volontari ha esposto brevemente la storia e gli obiettivi di Greenpeace, mostrando alcuni video di attività locali e internazionali. Sul palco è salito anche l'ospite a sorpresa della serata, l'orso polare, simbolo della campagna #SaveTheArctic, ma soprattutto una delle specie più a rischio nel Circolo Polare Artico a seguito dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale che sta mettendo in grave pericolo l'intero ecosistema artico.

venerdì 16 dicembre 2016

Incontro Pubblico sulle INTERAZIONI AMBIENTALI ED EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Lo scorso lunedì 12 dicembre i referenti di Bari e Lecce di Greenpeace Italia sono intervenuti durante l'incontro pubblico inerente le “INTERAZIONI AMBIENTALI ED EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI SULLA SALUTE", organizzato dall'Associazione Biologi Ambientali Pugliesi (ABAP) presso l'aula magna del Dipartimenti di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Bari.
Tanti esperti del settore e rappresentanti di associazioni come Greenpeace e Legambiente, hanno affrontato con i tanti studenti e persone interessate all'argomento, le tematiche legate ai cambiamenti climatici e riscaldamento globale, con tutti gli effetti collaterali connessi.
Elemento centrale dell'incontro/dibattito è stata la proiezione del docufilm prodotto e interpretato da Leonardo Dicaprio, dal titolo "Before the flood", punto di non ritorno.

La visione del documentario ha dato l’avvio al dibattito, fornendo interessanti occasioni di riflessione e di approfondimento su tematiche che sono e che sono state oggetto della cronaca attuale, strettamente legate ai cambiamenti climatici del pianeta Terra e che hanno un notevole impatto sulla salute dei cittadini. Il succedersi di grandi emergenze, con i conseguenti necessari interventi anche nel campo della sanità pubblica, ha portato il nostro Paese in quest’ultimo ventennio, a prestare notevole attenzione alle emergenze legate alla diffusione di agenti patogeni correlate con i cambiamenti climatici ed con le interazioni ambientali.

L'evento è stato articolato per temi, in tutto sei, che vanno dal Global warming, Global Changes ed equità sociale, agli impatti sugli ecosistemi, dalla perdita di biodiversità agli eventi estremi alla crisi energetica, per chiudere con gli impatti sulla salute. Questi temi “scorrevano” nel filmato lungo circa un’ora e mezzo e avvolgevano la mente attenta in una serie di riflessioni profonde e quindi, culminavano poi con dei momenti di riflessione degli ospiti, ma anche nelle interessanti domande poste dal numeroso pubblico presente.

Sono stati presenti: Elda Perlino, ITB-CNR/ Presidente della Consulta per l’Ambiente di Bari; Lucia Schinzano, Direttore Ambiente&Ambienti; Legambiente Puglia; Antonello Fiore, Presidente Sigea; Roberto Ingrosso e Massimiliano Boccone, Referenti Gruppi Locali Pugliesi Greenpeace Italia; Patty L'Abbate, Portavoce Nazionale Movimento Decrescita Felice.
L’introduzione all'incontro è stata tenuta dal Direttore del Dipartimento, Prof. Domenico Otranto e dell'Assessore per l'Ambiente della Regione Puglia, Domenico Santorsola.
Il dibattito è stato condotto da Elvira Tarsitano, Presidente ABAP.

martedì 6 dicembre 2016

Muta come un pesce

La vendita al dettaglio del pesce fresco in Italia è spesso accompagnata da irregolarità nell’etichettatura e dalla mancanza di informazioni. Ecco cosa c’è da sapere e come scegliere il pesce giusto. Marcati rionali, pescherie e supermercati. Abbiamo analizzato oltre 100 rivenditori Italiani, leggendo in totale quasi 600 etichette. I risultati sono nel nostro ultimo Rapporto "Muta come un pesce" che fotografa una realtà preoccupante: quasi l’80 per cento delle etichette esaminate non rispetta infatti appieno il regolamento europeo in vigore ormai da oltre due anni.

Le informazioni obbligatorie 

Secondo le normative vigenti in etichetta dovrebbe essere obbligatoria la presenza di informazioni come l’attrezzo di pesca utilizzato, l’esatta denominazione della zona o sottozona di cattura FAO, il nome scientifico e commerciale della specie e il metodo di produzione (pescato, allevato o pescato in acque dolci). Tutte informazioni che aiuterebbero i consumatori a compiere scelte sostenibili quando si recano ad acquistare il pesce. 
«Solo conoscendo l’attrezzo e la zona di cattura esatta, i consumatori possono scegliere il pesce più sostenibile, ovvero quello locale catturato con attrezzi da pesca artigianali che hanno un minor impatto sull’ambiente», afferma Serena MasoCampagna Mare di Greenpeace Italia. «Compiere scelte responsabili non solo aiuta il mare, ma anche i piccoli pescatori locali, in forte crisi perché schiacciati da un mercato invaso dai prodotti provenienti soprattutto da pesca industriale e distruttiva».

I dati 



Dall’analisi realizzata in 13 Regioni Italiane emerge che tra le informazioni obbligatorie è quasi sempre presente solo l’indicazione del nome commerciale; il nome scientifico è invece assente nel 34,1 per cento delle etichette analizzate. L’indicazione dell’attrezzo di pesca manca nel 36,3 per cento dei casi, mentre l’indicazione della zona di cattura non è indicata correttamente nel 56,6 per cento dei casi e sull’11 per cento delle etichette esaminate è completamente assente.
Le maggiori irregolarità sono state riscontrate nei mercati rionali e nelle pescherie. Nei supermercati, per quanto migliore, la situazione è lontana dall’essere perfetta e, a parte Esselunga, in tutte le catene visitate - tra cui Coop o Carrefour - le infrazioni registrate sono ancora troppo numerose.

Controlli assenti 

Greenpeace chiede maggiori controlli, più legalità e un’adeguata formazione del personaleaddetto alla vendita affinché le normative vigenti vengano rispettate. Inoltre i punti vendita dovrebbero ampliare l’offerta dei prodotti sostenibili e puntare alla valorizzazione dei prodotti ittici artigianali e locali a basso impatto ambientale: un passo necessario per aumentare la qualità dell’offerta, contribuire alla salute del mare e sostenere chi lo rispetta.
Avere un’etichetta chiara e completa, che ci dica dove e come è stato pescato un pesce è un diritto dei consumatori e un obbligo dei rivenditori. 
Dobbiamo imparare a consumare meno e meglio, e a pretendere le informazioni che ci servono per farlo.  Greenpeace ha realizzato un sito web e una guida con suggerimenti e consigli per l'acquisto di pesce.

venerdì 28 ottobre 2016

Creato in Antartide il Santuario Oceanico più grande del mondo!

È stato ufficializzato oggi il più grande parco marino mai creato al mondo: quello nel mare di Ross, nell'Oceano Antartico. È una vittoria enorme per balene, pinguini e merluzzi antartici che vivono laggiù e per milioni di persone che stanno dalla parte degli oceani. Per anni abbiamo fatto campagna per la protezione del Mare di Ross presso la Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide (CCAMLR).
Per anni Greenpeace, l’Antarctic Ocean Alliance e milioni di persone nel mondo hanno chiesto ai governi di fare la cosa giusta, pensando che prima o poi questa richiesta sarebbe stata finalmente accolta. Anno dopo anno, c’era sempre qualcosa che non andava. Ma quest’anno tutti i membri della CCAMLR hanno concordato che è giunto il momento di rendere il Mare di Ross un’area protetta.
Il Santuario del Mare di Ross diventa così la più grande riserva protetta del mondo, con una superficie di 1.550.000 km2 (un’area grossomodo grande tre volte il Texas, 2 volte la Spagna, o come la Mongolia), di cui saranno totalmente protetti all'incirca tre quarti.
Noto come “l’ultimo Oceano”, il Mare di Ross è stato riconosciuto dagli scienziati come l’ultima porzione di oceano incontaminata. È fantastico che quest’area abbia trovato finalmente una protezione adeguata. Per raggiungere l’intesa è stata firmata una clausola che stabilisce una durata dell’accordo per 35 anni, dunque i membri della CCAMLR dovranno tornare a pronunciarsi su quest’area in futuro.
La protezione marina, per essere davvero efficace, ha bisogno di tempi lunghi, e questi anni saranno fondamentali per assicurarci che al rinnovo dell’accordo non ci siano resistenze nel rendere quest’accordo permanente, una volta per tutte. Abbiamo fiducia che nel 2051 si tratterà di una decisione semplice!
Quest’anno è stato incredibile per la protezione degli oceani. 
La vittoria del Mare di Ross arriva subito dopo la decisione di Obama di espandere Il Monumento Nazionale Marino di Papahanaumokuakea, che era stato - almeno finora - l’area marina protetta più grande del globo. Pochi giorni prima Obama aveva già fatto qualcosa di eccezionale riconoscendo il primo Monumento Marino Nazionale dell’Atlantico, per proteggere canyon e montagne sottomarine!
Anche altre nazioni hanno fatto passi avanti - come ad esempio il Cile che ha creato un’area marina protetta intorno all'isola di Pasqua, o il Regno Unito che si è impegnato a creare delle cinture di protezione “Blue belts” intorno i suoi territori d’oltremare.
Per quanto possano essere grandi questi Santuari, gli Oceani sono comunque vasti. Nonostante l’impegno dell’Unione Mondiale per la Conservazione e la Natura, che quest’estate ha deciso che bisogna proteggere il 30% dei nostri oceani entro il 2030, la strada per raggiungere questo obiettivo è lunga. Greenpeace si batte per un traguardo ancor più ambizioso: che il 40% dei nostri oceani diventino Santuari completamente protetti.
La scienza è chiara: i santuari marini sono essenziali per proteggere la biodiversità, rigenerare le popolazioni ittiche, e aumentare la resilienza degli oceani ai cambiamenti climatici. Battaglie lunghe come quella che oggi ha portato alla vittoria del Mare di Ross non hanno bisogno solo di buone basi scientifiche, ma di milioni di persone che si fanno sentire per difendere i mari e gli oceani. Senza le vostre voci, anche la migliore motivazione scientifica si sarebbe rivelata troppo debole per rompere gli interessi miopi e a breve termine delle lobby della pesca commerciale.
Sembra che le cose stiano cambiando per la protezione del mare, ma come dimostrano queste battaglie, mettere d’accordo gli Stati per la protezione di aree marine condivise è una sfida molto grande. Ecco perché per proteggere gli oceani in altura (cioè al di la delle acque territoriali o delle zone economiche esclusive) bisogna lavorare molto: in queste acque internazionali non ci sono norme di protezione. Ma ci stiamo arrivando!
Lavoreremo senza sosta affinché le Nazioni Unite, presso cui si è avviato un negoziato specifico, riconoscano la possibilità di creare Santuari nelle acque internazionali.
Grazie di aver fatto parte di questa grande vittoria! Insieme, possiamo assicurare un futuro sano ai mari e agli oceani del Pianeta. Rendiamo questi anni quelli della protezione degli Oceani!

venerdì 14 ottobre 2016

Sulla stessa barca

Il mio sogno che si avvera, una profezia che si avvera, persone di ogni colore, cultura e fede che, attraverso le loro azioni, cercano di rendere la Terra un posto migliore. "I Guerrieri dell’Arcobaleno".

A bordo ho trovato persone provenienti da vari paesi, Canada, Romania, Turchia, Olanda, anche Isole Fiji, siamo tutti sulla stessa barca. E ci sono anche io adesso. Io che non parlo una parola di inglese, mi sono sentito comunque da subito accolto in famiglia.

la Rainbow Warrior vista dall'alto
Ecco cosa è per me Greenpeace. Miei fratelli, pura emozione, quella stessa emozione che mi ha fatto piangere la mattina in cui ho lasciato la nave e li ho salutati, stretti in un forte abbraccio. Sì, ho pianto, mi sono emozionato, quel poco tempo passato insieme a loro mi ha riempito il cuore di tanta passione. Quella passione che purtroppo a volte si perde a causa degli impegni e delle distrazioni quotidiane, che ti allontanano dalla semplicità di cui siamo fatti realmente. Amo questi ragazzi, accanto a loro in questi giorni ho percepito l'entusiasmo, la voglia e la consapevolezza di voler cambiare le cose. Possiamo farlo.

Ma ho anche percepito la loro nostalgia ed il sacrificio di essere lontani dalla propria famiglia. Abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi. Adesso più che mai continuerò a sostenere Greenpeace, perché non sia reso vano il loro sacrificio.

Con affetto.


Mario, volontario (e fotografo) da 6 anni nel gruppo locale di Bari di Greenpeace, a bordo della Rainbow Warrior III.



Per approfondimenti sulla campagna #AccendiamoIlSole, puoi visitare il sito: www.accendiamoilsole.it




giovedì 13 ottobre 2016

A bordo della Rainbow Warrior

Non vi parlerò di questa esperienza raccontando cosa è successo o quali sono stati i miei compiti. Per quello bastano poche parole.
Voglio parlare delle persone.
Ho conosciuto tutti, o meglio, tutti, chi più chi meno, si sono fatti conoscere. Perché non deve essere facile lasciare entrare chiunque nella propria casa, nella propria quotidianità. Devi bussare, devi chiedere il permesso. Non un permesso cartaceo, non verbale. Un permesso emotivo. Quando ti viene concesso, lo capisci. Ognuno ha i suoi equilibri, i suoi modi di fare, la sua storia. E in una convivenza, per quanto breve possa essere, tutto viene allo scoperto. E' come leggere quindici libri tutti insieme, di quindici autori diversi. Non puoi che uscirne arricchito, ispirato, motivato a continuare a scrivere il tuo proprio libro.

Dell'ingranaggio.
Ognuno è un pezzo fondamentale per farlo funzionare. Non c'è una persona più necessaria di un'altra, non c'è un ordine gerarchico, non c'è una piramide. C'è un cerchio, senza inizio e senza fine, continuo. Ognuno compie il proprio lavoro da quando sorge il sole a quando tramonta, alcuni continuano anche durante la notte. C'è sempre un paio di occhi in allerta. L'ingranaggio non si ferma mai.


Della nave.
E' un micromondo a sé stante che cerca di essere il più coerente possibile con le idee delle persone e dell'ingranaggio che lo compongono. Una casa per chi ci vive e a
nche per chi, come me, ci è stato solo di passaggio. Ci ho vissuto intensamente, per cinque giorni, totalmente fuori dal resto. Il mare e il cielo intorno non sono quelli che siamo abituati a vedere. E' totalmente diversa la percezione che si ha di essi. Immensi.


Del viaggio.
Da Monopoli a Catania, le giornate sono passate senza rendermene conto. L'intensità del vento, l'oscurità della notte, l'inclinazione della nave, i profumi della cucina, la continuità del lavoro, il tremolio delle stelle, il movimento del mare, la voglia di conoscere, il diverso linguaggio, i medesimi ideali. Sono solo alcune delle cose che mi hanno accompagnato giorno per giorno e che hanno scavato nella mia memoria un posto indelebile per questa breve storia, e nella mia mente la certezza che sia stata solo la prima di una lunga serie di altre da raccontare.

Sara, volontaria di Greenpeace Gruppo Locale di Bari, a bordo della Rainbow Warrior III


Per approfondimenti sulla campagna #AccendiamoIlSole,puoi visitare il sito: www.accendiamoilsole.it


venerdì 7 ottobre 2016

Parte da Bari il tour della Rainbow Warrior

Si chiama “Accendiamo il sole” il tour della Rainbow Warrior per informare i cittadini delle potenzialità delle energie rinnovabili e chiedere al governo un impegno concreto per salvare il clima. 
Con una conferenza stampa a Bari, il 4 ottobre è iniziato il tour italiano della nave ammiraglia di Greenpeace, che è stata aperta al pubblico nel porto piccolo di Monopoli (Bari) nelle giornate del 4 e 5 ottobre, durante i quali circa mille persone, compresi tantissimi bimbi delle scuole di Monopoli, hanno visitato la nave accompagnati dai volontari dei gruppo locali di Bari, Lecce e San Ferdinando di Puglia.

Uno dei gruppi di bimbi saliti per visitare la nave
La nave è poi ripartita alla volta di Catania, dove sarà aperta alle visite sabato 8 (dalle 11:30 alle 20) e domenica 9 (dalle 10:30 alle 18).
Il 15-16 ottobre, invece, sarà a Lampedusa per consegnare i pannelli solari acquistati grazie al crowdfunding “Accendiamo il sole”, con il quale in soli 15 giorni sono stati raccolti i 30 mila euro necessari per regalare all'isola di Lampedusa un impianto fotovoltaico da 40 kilowatt. Un’iniziativa promossa nell'ambito dei festeggiamenti per il trentesimo compleanno di Greenpeace Italia, nata a Roma nel luglio 1986.
L’impianto che verrà finanziato tramite il crowdfunding è completamente autorizzato da oltre un anno, ma è bloccato a causa di lungaggini burocratiche nei processi autorizzativi che non hanno permesso l’accesso ai fondi di finanziamento. Greenpeace, grazie all'aiuto di quasi mille donatori, sbloccherà questa situazione. Un piccolo passo verso un futuro rinnovabile.
La metà della popolazione dell’Unione europea, circa 264 milioni di persone, potrebbe produrre la propria elettricità autonomamente e da fonti rinnovabili entro il 2050, soddisfacendo così il 45 per cento della domanda comunitaria di energia. È quanto dimostra il report scientifico “The Potential for Energy Citizens in the European Union”, redatto dall'istituto di ricerca ambientale CE Delft per conto di Greenpeace, Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth Europe e REScoop.eu e presentato la settimana scorsa.
Il potenziale dell’autoconsumo e della generazione distribuita in Italia è alto, e questo studio lo dimostra. Purtroppo il governo, con provvedimenti specifici come la riforma della tariffa elettrica, sta mettendo in ginocchio il settore delle energie rinnovabili, e in particolare quello dei piccoli produttori domestici. Matteo Renzi ha dichiarato che entro fine mandato il 50 per cento dell’elettricità nazionale sarà prodotta da fonti rinnovabili.
La Rainbow Warrior nel porto di Monopoli

Con questo tour vogliamo ricordargli che non deve rimanere solo un annuncio, bisogna incentivare tutti i cittadini a produrre la propria energia. In Italia gli energy citizens potrebbero produrre il 34 per cento dell’elettricità entro il 2050, grazie al contributo di oltre 26 milioni di persone. In particolare il 37 per cento di tale produzione potrebbe arrivare da impianti domestici, e la stessa percentuale da cooperative energetiche, il 25 per cento sarebbe il contributo delle piccole e medie imprese, mentre appena l’1 per cento proverrebbe da enti pubblici.
Maggiori dettagli su www.accendiamoilsole.it

Gallery foto Open Boat a Monopoli

lunedì 3 ottobre 2016

Il pesce sta finendo!


Sabato 1 ottobre in 18 città italiane i volontari di Greenpeace hanno animato dei flash mob per sensibilizzare i cittadini sul consumo di prodotti ittici pescati con metodi sostenibili. A Bari alcuni volontari del gruppo locale hanno allestito la simulazione di una bancarella in cui si vendevano lische anziché pesci, per sollevare l’attenzione sul declino delle risorse ittiche e invitare all'acquisto responsabile. Il Mediterraneo versa infatti in uno stato drammatico, con oltre il 90 per cento delle specie ittiche commerciali pescate eccessivamente. Per invertire la rotta è necessario dare maggior valore a una risorsa preziosa come il pesce, ridurne il consumo ed essere più attenti e responsabili quando si va a fare la spesa. Secondo un sondaggio sul consumo di prodotti ittici commissionato da Greenpeace, in Italia ben il 77 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a pagare di più il pesce pur di avere garanzie sulla sua sostenibilità e il 91 per cento è pronto a modificare le proprie abitudini alimentari per ridurre lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche e tutelare il mare.
Se adeguatamente informati e sensibilizzati sull'importanza di acquistare pesce in modo responsabile, i consumatori possono spostare il mercato verso forme più sostenibili di consumo. È ora che i rivenditori, dalla grande distribuzione alle piccole pescherie di quartiere, soddisfino le richieste dei consumatori e promuovano, come fanno per tanti altri prodotti alimentari e non, le filiere sostenibili anche per il pesce, valorizzando la pesca artigianale e sensibilizzando i consumatori.

Per dare ai consumatori un utile strumento per una scelta responsabile, Greenpeace ha lanciato il sito http://fishfinder.greenpeace.it  su cui è possibile trovare consigli e suggerimenti sui metodi di pesca sostenibile, sulla stagionalità delle specie, sulle informazioni che devono essere riportate per legge sulle etichette dei punti vendita. È possibile inoltre recensire rivenditori, pescherie, supermercati proprio secondo il criterio della trasparenza e della completezza delle informazioni in etichetta.

lunedì 19 settembre 2016

Greenpeace accende il sole anche a Bari

Sabato 17 settembre centinaia di volontari di Greenpeace Italia hanno simbolicamente installato la riproduzione di pannelli fotovoltaici in 20 diverse città italiane, per sensibilizzare i cittadini sui vantaggi dell’energia solare e chiedere contemporaneamente al governo un impegno concreto in fatto di rinnovabili.
Anche a Bari, nella centrale via Sparano, i volontari dell’organizzazione ambientalista sono scesi in strada per parlare di energia pulita nell'ambito della campagna “Accendiamo il sole”, lanciata lo scorso giugno in occasione dei 30 anni di attività di Greenpeace in Italia.
Proprio grazie al crowdfunding legato a questa campagna in appena due settimane si è raccolto quanto necessario a regalare all'isola di Lampedusa un impianto fotovoltaico da 40 kW. Questo impianto - che verrà consegnato nelle prossime settimane - oltre a permettere di produrre energia pulita, consentirà al Comune un risparmio totale di circa 200 mila euro. Inoltre, si eviterà l’immissione in atmosfera di quasi 300 tonnellate di CO2, l’equivalente di 1 milione di km percorsi in auto.
L’esempio di Lampedusa non è valido solamente per le isole, ma dovrebbe essere replicato in tutto il Paese, su edifici comunali e scuole, oltre che sui tetti delle case di tutti i cittadini. 
La potenzialità dell’energia solare in Italia è enorme, così come cospicui sono i risparmi in termini economici che si possono ottenere per i cittadini. Ad oggi però il governo sta mettendo in ginocchio l’intero settore delle energie rinnovabili, e in particolare quello dei piccoli produttori, con provvedimenti come la riforma della tariffa elettrica.
L’impianto di Lampedusa è parte di un progetto completamente approvato ed autorizzato da oltre un anno, ma bloccato per lungaggini burocratiche che hanno causato la perdita dei fondi necessari per finanziarne la costruzione. Sbloccando questa situazione, Greenpeace ha voluto fare anche un gesto concreto per denunciare l’eccesso di burocrazia, una delle più grandi barriere che ostacolano oggi lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia.
Le isole italiane non connesse alla rete elettrica nazionale come Lampedusa sono oggi un esempio di spreco. Nonostante siano ricche di sole e vento, queste meraviglie del Mediterraneo infatti producono la quasi totalità della propria energia dal petrolio, gravando sulla bolletta di tutti noi per oltre 60 milioni di euro l’anno. Riteniamo che non si debbano più impiegare soldi pubblici per incentivare fonti fossili e inquinamento. Per questo chiediamo al ministro Calenda di modificare questo sistema, avviando le nostre isole verso un futuro 100% rinnovabile e rendendole così un modello di sviluppo da imitare nel mondo.
Nei mesi scorsi Matteo Renzi ha dichiarato a più riprese di voler raggiungere il 50% di elettricità da fonti rinnovabili entro fine legislatura. Secondo Greenpeace, se il premier vuole davvero raggiungere tale obiettivo, deve seguire una semplice strada: permettere a tutti i cittadini di produrre la propria energia.

lunedì 29 agosto 2016

Plastica in mare: una bomba tossica a orologeria

Oggi 29 agosto Greenpeace Italia ha pubblicato un nuovo rapporto sull'impatto delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei. E sui rischi di contaminazione di tutta la catena alimentare, dal mare alle nostre tavole.
La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo e sempre più drammatico. Mentre la produzione globale di plastica aumenta in modo esponenziale - erano 204 tonnellate nel 2002, 299 tonnellate nel 2013 - i nostri mari sono sempre più inquinati e la salute degli organismi marini sempre più a rischio.
L'inquinamento causato dalla plastica che finisce in mare è visibile a tutti, ma non tutti sanno che sono proprio i frammenti di plastica più piccoli quelli più pericolosi: a causa delle ridotte dimensioni - diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm - le microplastiche possono essere involontariamente ingerite da un numero enorme di organismi e possono assorbire più contaminanti tossici (a parità di peso) dei frammenti di maggiori dimensioni.
Con questo nuovo rapporto mettiamo in evidenza i risultati di recenti ricerche scientifiche sugli impatti delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei.
Come nascono la microplastiche? Possono essere state prodotte dall'industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l'igiene personale) o derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta.
Gli organismi marini possono ingerirle in diversi modi: gli organismi filtratori, come le cozze, le vongole e le ostriche, possono semplicemente contaminarsi con l'acqua che filtrano per nutrirsi, mentre i pesci possono ingerirle sia direttamente, scambiandole per prede, che attraverso il consumo di prede contaminate. In entrambi i casi le conseguenze sono gravi: possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l'accumulo o trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono.
Non finisce qui. La contaminazione può risalire la catena alimentare e arrivare dritta sulle nostre tavole. Gli studi scientifici che riguardano il possibile effetto tossicologico generato dall'ingestione di cibo contaminato con microplastiche nell'uomo sono ancora agli albori, ma il rischio che attraverso l'alimentazione si possano ingerire microplastiche è assai concreto soprattutto nel caso dei molluschi, che sono consumati interi.
La situazione è grave e occorre agire subito applicando il principio di precauzione. Chiediamo al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell'associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.

Per maggiori informazioni, leggi il briefing del rapporto in italiano

domenica 31 luglio 2016

Greenpeace Italia compie 30 anni


Era il 30 luglio 1986, Greenpeace apriva un piccolo ufficio a Roma. Da allora l’organizzazione non ha mai smesso di crescere e in Italia conta oggi 77 mila sostenitori, oltre 600 mila cyberattivisti e una trentina di gruppi locali in tutta Italia, tra i quali il nostro di Bari. Non abbiamo mai abbandonato il nostro Dna e ci battiamo in Italia e nel mondo per le foreste, gli oceani, l’agricoltura sostenibile, le energie pulite, contro il cambiamento climatico e l’inquinamento, per un futuro di pace.


In questo mese abbiamo esposto al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra fotografica “30 ANNI E NON METTIAMO LA TESTA A POSTO”, che sarà esposta in seguito in altre città italiane. Sempre a Roma, all’Isola Tiberina, nell’ambito de “L’Isola del Cinema”, martedì 26 luglio, abbiamo proiettato il film “How to change the world”, che racconta la storia della fondazione di Greenpeace in Canada 45 anni fa ed ha vinto diversi premi cinematografici, anche al prestigioso Sundance Film Festival. Il titolo del film, “Come cambiare il mondo” riassume il tratto genetico della nostra organizzazione: nessun obiettivo, per quanto proibitivo, è impossibile!

E infine, come in ogni compleanno che si rispetti, abbiamo chiesto un regalo: una donazione attraverso la campagna di crowdfunding “Accendiamo il sole” per realizzare con voi un impianto fotovoltaico a Lampedusa, e dare così energia pulita e rinnovabile! Il risultato è stato fantastico, in meno di due settimane quasi mille persone ci hanno permesso di raggiungere con largo anticipo l'obiettivo di raccolta fondi. Grazie a tutti Voi!

giovedì 21 luglio 2016

Siemens, abbiamo un messaggio per te: salviamo il cuore dell'Amazzonia!

Gli indigeni Munduruku, con l’aiuto di attivisti di Greenpeace, hanno effettuato un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós. Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica.
I Munduruku, che abitano la valle del Tapajós da generazioni, combattono da più di trent’anni per difenderla dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. “Questa è una battaglia importante non solo per noi, ma per tutti gli abitanti del Pianeta, perché stiamo parlando di una delle più grandi foreste al mondo” afferma Juarez, portavoce dei Munduruku.
Siemens è una delle poche aziende al mondo in grado di costruire mega dighe e purtroppo ha già portato distruzione nella Foresta Amazzonica.
Chiedi anche tu a Siemens di escludere ogni partecipazione alla costruzione della diga idroelettrica di São Luiz do Tapajós, assumendo pubblicamente una posizione contro la distruzione della Foresta: recapitagli questo “messaggio di ♥” condividendo questo video (https://www.facebook.com/GreenpeaceItalia/videos/10153757053039499/) sulla pagina Siemens Italia (nei commenti dei post)!

Per approfondire puoi leggere:


mercoledì 6 luglio 2016

Accendiamo il sole!


Greenpeace Italia compie 30 anni di azioni in difesa del Pianeta: per il nostro compleanno non spegniamo le candeline, ma accendiamo il sole! Vogliamo installare un impianto fotovoltaico a Lampedusa, come esempio di rivoluzione energetica possibile e concreta.
Abbandonare le fonti fossili pericolose e costose come il petrolio, a favore di energie rinnovabili, pulite ed economiche non è un'utopia, ma un progetto reale che ha bisogno di te! Aiutaci a realizzare il progetto con una donazione.
Cosa puoi fare tu?
Diventa protagonista della rivoluzione energetica: il tuo sostegno è fondamentale per raggiungere la cifra necessaria a coprire i costi dell'installazione dell'impianto. La burocrazia ha già fermato questo progetto, ma tu puoi farlo ripartire! Per i nostri 30 anni il regalo più bello è aiutarci a donare a Lampedusa un futuro verde, pulito e rinnovabile. Anche un piccolo contributo è importante per raggiungere l'obiettivo.
Lampedusa è una delle piccole isole italiane non connesse alla rete elettrica nazionale e produce energia elettrica quasi completamente dal petrolio. Una fonte non solo inquinante, ma anche molto costosa: l'energia così prodotta in questi paradisi mediterranei viene pagata da tutti noi in bolletta, con oltre 60 milioni di euro l'anno. Lo scorso anno è stata concessa l'autorizzazione a installare un impianto fotovoltaico da 40kW sull'edificio del Comune di Lampedusa. Ma per superare tutti gli ostacoli burocratici sono passati oltre 12 mesi e nel frattempo il bando per accedere ai fondi che avrebbero dovuto finanziare il progetto è scaduto. Una beffa. Greenpeace vuole intervenire per sbloccare questa assurda situazione e regalare energia pulita a tutti gli abitanti di Lampedusa! Installare questo impianto permetterebbe al Comune di risparmiare complessivamente quasi 200 mila euro, soldi che potranno essere utilizzati a vantaggio dei cittadini, per una Lampedusa più efficiente e pulita, un modello di isola 100% rinnovabile. Inoltre, eviteremo l'emissione di 300 tonnellate di CO2, l'equivalente di 1.091.000 km percorsi da un veicolo.
Lampedusa è anche simbolo di accoglienza per tante persone che fuggono da guerre, tra le cui cause troppo spesso c'è il petrolio, lo stesso che viene usato per produrre energia. Il sole, la vera fonte energetica di cui siamo ricchi, non è solo un modo per produrre energia pulita, ma anche segno di speranza per un futuro di pace. Aiutaci ad accendere il sole!
Da 30 anni in Italia Greenpeace entra in azione per difendere il Pianeta dai crimini ambientali. Una delle nostre più grandi battaglie è quella contro i cambiamenti climatici, la cui causa principale sono le fonti energetiche fossili come carbone e petrolio, e i cui effetti sono già tangibili: temperature in aumento, scioglimento dei ghiacci, desertificazione, alluvioni, innalzamento dei mari, migrazioni... Abbiamo sfidato multinazionali, bloccato estrazioni di petrolio e centrali a carbone, scalato grattacieli e piattaforme, ci siamo paracadutati dal cielo e immersi nelle profondità dei mari. Quest'anno compiamo 30 anni, ma non mettiamo la testa a posto: continueremo ad agire per un futuro di energie rinnovabili, pulite ed economiche. Le soluzioni ci sono già e vogliamo dimostrarlo.

Aiutaci anche tu su  www.accendiamoilsole.it

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lunedì 23 maggio 2016

In azione per liberare i supermercati dal tonno insostenibile Mareblu


Questo weekend centinaia di volontari di Greenpeace sono entrati in azione a Bari e nei supermercati di altre 25 città italiane per protestare contro il tonno in scatola Mareblu, in gran parte pescato con metodi non sostenibili.
A Bari i volontari di Greenpeace hanno agito in uno dei più grandi centri commerciali della città mettendo nel carrello della spesa tutti i prodotti di Mareblu in vendita, sostituiti da un cartello con la scritta “Mareblu lascia il mare vuoto come questo scaffale”. I prodotti quindi sono stati portati in giro per il supermercato per l’intera giornata, impedendo così ai consumatori di diventare complici inconsapevoli della distruzione degli oceani. Azioni analoghe si sono svolte in tutta Italia, anche con l’aiuto di altre persone.
L’iniziativa fa parte di una campagna internazionale di Greenpeace contro Thai Union – il colosso del tonno in scatola proprietario in Italia del marchio Mareblu – accusato di praticare una pesca non sostenibile. Proprio in queste settimane la nave di Greenpeace “Esperanza” si trova nell’Oceano indiano per rimuovere i famigerati FAD, strumenti di pesca distruttivi usati anche dalle navi che riforniscono Thai Union. Oltre 300 mila persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione per convincere la multinazionale tailandese a cambiare rotta.
E questo weekend centinaia di consumatori in Italia, Francia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti si sono uniti a Greenpeace per agire concretamente nell'ultimo anello della catena: i supermercati. Mareblu aveva promesso di convertirsi a una pesca 100% sostenibile entro la fine di quest’anno, ma nel 99% dei suoi prodotti si trova ancora tonno pescato con metodi distruttivi. La pesca eccessiva e distruttiva sta mettendo in crisi le principali popolazioni di tonno in tutto il mondo, e uccide migliaia di altri animali marini, tra cui varie specie di squali. Non possiamo restare a guardare: insieme a centinaia di persone che amano il mare abbiamo deciso di entrare in azione. Il futuro degli oceani dipende anche dalle scelte che facciamo ogni giorno, quando mettiamo una scatoletta di tonno nel carrello della spesa.
Solo qualche giorno fa Greenpeace aveva diffuso una video-denuncia, ispirato alla pubblicità televisiva di Mareblu, per svelare le pratiche di pesca distruttive di Thai Union, raggiungendo in poche ore oltre 500 mila visualizzazioni. Nel frattempo più di 73 mila persone hanno chiesto a Mareblu di praticare una pesca 100% sostenibile, firmando la petizione italiana di Greenpeace sul sito www.tonnointrappola.it

venerdì 29 aprile 2016

Parte la campagna 5 per mille



Devolvi a Greenpeace il tuo 5x1000 
Ci aiuterai a contrastare i cambiamenti climatici, difendere gli oceani, proteggere le ultime foreste primarie del pianeta, lavorare per il disarmo e la pace, creare un futuro libero da sostanze tossiche, promuovere l'agricoltura sostenibile.



Dare il 5x1000 non significa pagare più tasse, ma decidere di destinarne una parte ad attività sociali. Sali a bordo con noi, bastano due mosse:

1. Metti la tua firma nel riquadro "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..."
2. Inserisci nello spazio "codice fiscale del beneficiario" il codice fiscale di Greenpeace: 97046630584.


martedì 5 aprile 2016

10 giorni di eventi referendum 17 aprile

Nei prossimi giorni ci saranno una serie di eventi pubblici di informazione e sensibilizzazione sui contenuti del referendum del 17 aprile, inerente la durata delle concessioni per l'estrazione di idrocarburi all'interno delle 12 miglia marine.
Questo il programma delle nostre attività a partire da domani 5 aprile, quando saremo presenti presso l'Aula Aldo Moro del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Bari, per un seminario organizzato dall'associazione "Studenti Per", che ci vedrà tra i relatori insieme a docenti di diritto costituzionale ed ambientale.

Giovedì 7 aprile saremo invece al locale Bilabì con un nostro infopoint per la serata StopTrivPlayMusic, durante la quale i nostri volontari faranno informazione e sensibilizzazione con tutti i presenti. Alle 22 è previsto il live concert dei "Rainbow Bridge"!


A seguire domenica 10 aprile si svolgerà a Bari in Piazza Sordi, nei pressi del Teatro Petruzzelli, la manifestazione di chiusura dell'evento nazionale "1000 piazze per il Sì", che vedrà presenti a Bari i maggiori protagonisti del comitato nazionale per il Sì, oltre alle principali associazioni nazionali e territoriali, che illustreranno dal palco gli aspetti cruciali della campagna referendaria, inframezzati da tantissimi artisti del mondo dello spettacolo.

Lunedì 11 aprile saremo invece per la prima volta in un cinema per proiettare, in collaborazione con l'associazione Terre del Mediterraneo e tante altre associazioni territoriali in supporto, il nostro docufilm "Black Ice", che racconta la storia degli Arctic30, gli attivitsti di Greenpeace arrestati con l'accusa di pirateria dalla Russia per aver manifestato pacificamente sulla prima piattaforma di estrazione petrolifera installata nel Mare Artico. Appuntamento dalle 20 presso il Cinema Splendor a Bari, con ingresso gratuito.

Mercoledì 13 aprile proietteremo nuovamente il film Black Ice nella sede Arci 1983 di Casamassima, per poi affrontare con i presenti gli aspetti principali del quesito referendario del 17 aprile.

Infine giovedì 14 aprile saremo presenti con un nostro info point durante l'ultima serata della manifestazione Naturally Doc presso il Cineporto di Bari, all'interno della Fiera del Levante.

Tantissimi eventi per incontrare tante persone e spiegare i motivi del Sì per il prossimo referendum.
Potete trovare tutti i dettagli della campagna sul sito di Greenpeace Italia a questo link http://stop-trivelle.greenpeace.it

lunedì 4 aprile 2016

I pescatori artigianali pugliesi votano Sì al referendum


Il primo aprile 2016, i pescatori artigianali pugliesi e l'Area Marina Protetta di Torre Guaceto con cui da anni collaborano, si sono uniti a Greenpeace Italia per sensibilizzare i cittadini italiani sull’importanza di votare sì al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile.
"Il mare è la nostra vita. Fermiamo le trivelle" è il messaggio scritto su un grande striscione esposto in mare tra una barca e l’altra dai pescatori di Torre Guaceto e della cooperativa Emma. Un grido d'allarme che arriva direttamente da chi - come i piccoli pescatori artigianali - dipende dal mare e ha capito che solo rispettandolo e tutelandolo si può vivere.
«Torre Guaceto è impegnata da sempre nella tutela degli habitat marini, priorità definita dal decreto istitutivo della Riserva – ha dichiarato Vincenzo Epifani, presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto - ma anche per uno sviluppo sostenibile della pesca costiera, che si è concretizzato attraverso la stesura di un protocollo d’intesa con i pescatori che ha permesso di ridurne lo sforzo di pesca a un giorno a settimana.
Condizione necessaria affinché il nostro modello di pesca sostenibile funzioni è ovviamente il mantenimento della biodiversità della fauna ittica e, più in generale, degli ecosistemi presenti nell’Area Marina Protetta. Il valore naturalistico della Riserva e la capacità di gestione del Consorzio hanno portato Torre Guaceto a essere riconosciuta Area Speciale di Interesse Mediterraneo, secondo la convenzione di Barcellona. Un riconoscimento che sottolinea quanto Torre Guaceto sia attenta a tutte le problematiche che, anche indirettamente, possono portare a un danneggiamento o all’alterazione degli ambienti naturali».
«Per la pesca una grave minaccia è rappresentata dalle trivelle», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace. «Studi scientifici mostrano che anche le fasi preliminari per la ricerca di idrocarburi, come le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall'utilizzo degli airgun, possono provocare danni fisici diretti a un'ampia gamma di organismi marini, tra cui cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei. Ciò può comportare una pesante riduzione delle catture per numerose specie ittiche, con perdite che possono arrivare al 70 per cento».
Lo sfruttamento di idrocarburi e i rischi di eventuali disastri o sversamenti causati dalle trivelle offshore rappresentano una gravissima minaccia non solo per l'ambiente marino e il turismo ma anche per la pesca, il settore che più dipende dalla salute del mare. E la Puglia è al secondo posto dopo la Sicilia in questo settore, con circa 130 milioni di euro di ricavi l’anno (Dati IREPA 2012).

Domenica 3 aprile i nostri volontari sono stati presenti in piazza della Vittoria a Brindisi con un gazebo informativo insieme alla Riserva di Torre Guaceto, per informare e sensibilizzare la popolazione sulle tematiche inerenti il referendum del 17 aprile.

lunedì 21 marzo 2016

“Oil men” contro le trivelle

Sabato 19 marzo a Bari ed in altre 21 città di tutta Italia gli “oil men” di Greenpeace sono entrati in azione per invitare gli italiani al partecipare al referendum sulle trivellazioni offshore del prossimo 17 aprile, quando si potrà democraticamente giudicare la strategia energetica del governo ed esprimersi per la tutela dei nostri mari e del futuro dell’Italia intera.
Sul Lungomare di Bari i volontari di Greenpeace, vestiti di nero e con mani e volto sporchi di una sostanza oleosa simile al petrolio, hanno animato un flash mob per richiamare l’attenzione dei cittadini sul referendum.

Sullo striscione si poteva leggere un chiaro invito al voto del 17 aprile: “U MARE NON S’ATTOCCHE!”. In ciascuna delle 22 città coinvolte, l’appello di Greenpeace a non trivellare il Paese è stato infatti tradotto nei dialetti locali, perché la minaccia petrolifera riguarda tutti gli italiani.
Indossare il “nero petrolio” è stato un modo per far capire ai cittadini la vera posta in gioco al referendum del 17 aprile: il no alle trivelle è anche un no alla politica energetica del governo fondata sulle vecchie e sporche fonti fossili. Il petrolio è un inquinante capace di entrare nella catena alimentare e risalire fino alle nostre bocche. Con una media di 38 milligrammi per metro cubo, il Mediterraneo è il mare più inquinato dagli idrocarburi al mondo.
Il 17 aprile gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui l’Italia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto “Trivelle Fuorilegge” di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra.
Lo scorso luglio Greenpeace ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, tramite istanza pubblica di accesso agli atti, i dati di monitoraggio delle piattaforme presenti nei mari italiani. Il Ministero ha risposto fornendo soltanto i dati di monitoraggio relativi al triennio 2012-2014 di 34 impianti dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo.
Sulle altre piattaforme operanti lungo le nostre coste, un centinaio, o non ci sono monitoraggi o i dati restano “secretati”: in entrambi i casi si tratta di una prospettiva inquietante. I dati che il Ministero ha consegnato a Greenpeace (raccolti da ISPRA e di proprietà di ENI, gestore delle piattaforme monitorate) mostrano una contaminazione ben oltre i limiti di legge per le acque costiere per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme.
I parametri ambientali eccedono i limiti per almeno due sostanze nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Anche nelle cozze la presenza di sostanze inquinanti ha mostrato evidenti criticità. Nei sedimenti raccolti in prossimità delle piattaforme e nei tessuti dei mitili raccolti sui piloni di questi impianti si trovano metalli pesanti e idrocarburi, sostanze tossiche e in alcuni casi cancerogene, in concentrazioni talvolta abnormi, paragonabili a quelle che si riscontrano in ambienti contaminati da grandi sversamenti di greggio, come nel disastro della petroliera Prestige in Galizia.
Secondo Greenpeace, il voto del 17 aprile ha un portata politica più ampia del merito tecnico del quesito referendario. È una data in cui si potrà democraticamente smentire l'indirizzo energetico del governo, che da due anni a questa parte ha individuato nelle misere riserve nazionali di gas e petrolio l'unico orizzonte di sviluppo energetico per il Paese. Si tratta dello stesso governo che, mentre prometteva nuova occupazione grazie alle trivellazioni, penalizzava fortemente il settore delle energie rinnovabili, che ha perso negli ultimi mesi decine di migliaia di posti di lavoro.
Greenpeace invita tutti i cittadini italiani a votare Sì al referendum del prossimo 17 aprile, per fermare le trivelle e favorire la transizione verso le energie rinnovabili.

martedì 8 marzo 2016

Trivellare il paese minaccia la nostra identità



Sabato 5 marzo i volontari di Greenpeace sono entrati in azione in 25 città di tutta Italia, tra cui Bari, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul referendum del 17 aprile, quando gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulle trivellazioni in mare. Oltre a informare i cittadini nel centro murattiano, i volontari di Greenpeace hanno fatto un blitz al Teatro Petruzzelli mostrando un’immagine “petrolizzata” e surreale di uno dei luoghi più iconici e famosi della città per diffondere un chiaro messaggio: “L’Italia non si trivella”, come recita il titolo stesso della nostra campagna.

Le immagini dell’Italia sporcata dal petrolio – realizzate grazie al contributo del digital artist Olmo Amato – sono una provocazione con la quale Greenpeace intende mostrare l’incompatibilità tra la nostra identità e la nostra cultura e la strategia energetica del governo. L’idea di mostrare un volto sfigurato dei monumenti delle nostre città serve anche a chiarire che in gioco non ci sono “solo” il mare e le comunità costiere: la minaccia riguarda tutti gli italiani, anche quelli che vivono nei centri urbani lontani dalle coste. Le trivelle sono incompatibili con la bellezza del nostro Paese, che rappresenta l’unico vero petrolio dell’Italia.
Chiediamo a ogni italiano di partecipare al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile. È un appuntamento che riguarda il Paese nella sua interezza, non solo alcuni territori. In ballo ci sono questioni della massima importanza per tutti: il futuro del nostro sistema energetico; la scarsissima occupazione che potrebbe venire dalle trivelle contro l’enorme perdita di posti di lavoro che potrebbero subire il turismo e la pesca; le nostre finanze pubbliche, giacché ai petrolieri si continuano a garantire privilegi sconosciuti a ogni altro cittadino; la qualità dell’aria delle nostre città e la speranza di liberarci dallo smog delle automobili.
Il 17 aprile possiamo scegliere che Paese vogliamo diventare: ostaggio delle lobby fossili o una comunità vitale che guarda al futuro e alle energie pulite», conclude Boraschi.
Greenpeace invita tutti gli italiani, il prossimo 17 aprile, a fermare le trivelle votando Sì al referendum. 

Leggi la petizione di Greenpeace: http://bit.ly/Cs2StopTrivelle

mercoledì 24 febbraio 2016

In azione in Puglia: “Fermiamo le trivelle, tutti al referendum”


Una scritta umana di trecento metri quadri, composta da 105 persone sulle spiagge di Barletta, per mandare un messaggio inequivocabile: “NO OIL”.
Con questa azione, ripresa dall’alto, i volontari di Greenpeace della Puglia hanno dato il via alla campagna referendaria dell’associazione contro le trivelle. Il 17 aprile prossimo gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere se consentire al governo di svendere i nostri mari ai petrolieri, o se prevedere per l’Italia un futuro energetico diverso, fatto di energie pulite e rinnovabili ed efficienza energetica, di tutela del Mediterraneo, dei suoi paesaggi e della bellezza del Paese.
Il 17 aprile, per dire no alle trivelle, votiamo sì. È un’occasione per dare una scossa positiva all’Italia, per sottrarla alla grave mancanza di visione di questo governo.
Sotto i nostri fondali c’è una quantitativo di petrolio che, se potessimo estrarlo in un colpo solo, corrisponderebbe a meno di due mesi dei consumi dell’Italia. Andrebbe poco meglio col gas: circa sei mesi. Vale la pena deturpare i nostri mari per così poche risorse , che n
on sarebbero neppure dell’Italia ma delle compagnie petrolifere?
Secondo Greenpeace il piano energetico del governo, con cui si vorrebbe estrarre fino all’ultima goccia degli idrocarburi presenti sotto i fondali italiani, non allevierebbe minimamente la dipendenza energetica italiana, non porterebbe benefici alle casse pubbliche, non creerebbe nuova occupazione in misura minimamente apprezzabile.
Si rileva, inoltre, che mentre sono stati comunicati al Paese numeri sballati sul potenziale “fossile” italiano e sulle ricadute economiche della strategia energetica renziana, in questi mesi i provvedimenti contro le energie rinnovabili hanno creato decine di migliaia di disoccupati. In più, non esiste una valutazione ufficiale pubblica dei danni che le trivelle potrebbero arrecare a settori chiave della nostra economia, come il turismo e la pesca.
Il governo, fissando la data per il voto al 17 aprile, ha voluto dimezzare i tempi della campagna referendaria, ostacolando il diritto all’informazione degli italiani per scongiurare il quorum e sprecando tra i 350 e i 400 milioni di euro pubblici per il mancato Election Day con le amministrative. Greenpeace invita tutti gli italiani, il 17 aprile, a respingere le trivelle e a chiedere al governo un futuro diverso.
Quindi al referendum del 17 aprile vota SI' per fermare le trivelle.


Greenpeace ha creato un sito per avere tutte le informazioni in merito al Referendum e scaricare il kit per aiutarci nella campagna referendaria: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/referendum-trivelle

Questo invece il video dell'azione a Barletta

lunedì 8 febbraio 2016

Sulla Murgia per dire NO alle sostanze chimiche pericolose nei prodotti outdoor

Dalle località sciistiche ai parchi urbani, dai boschi ai monti di tutta Italia, gli amanti della natura insieme agli attivisti di Greenpeace hanno deciso di vestirsi in maniera inconsueta - sfruttando l’ultimo fine settimana di Carnevale - per protestare contro la presenza di sostanze chimiche pericolose e persistenti, dannose per la salute e l’ambiente, nei prodotti dei maggiori marchi del settore outdoor. Anche i volontari del gruppo locale di Greenpeace di Bari hanno partecipato a questa protesta globale, che si è tenuta in questi giorni in forme diverse in 19 Paesi del mondo dall’Australia alla Cina, dalla Germania alla Slovenia, recandosi sulle alture della Murgia.
Nel rapporto “Tracce nascoste nell'outdoor”, pubblicato qualche settimana fa da Greenpeace, emerge come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia (solo per citare alcuni marchi presi in esame) continuino a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura.
I PFC sono composti chimici che non esistono in natura e, una volta immessi nell’ambiente, possono diffondersi ovunque inquinando anche le aree più remote del Pianeta accumulandosi nei tessuti degli animali e persino nel sangue umano. Queste sostanze possono causare seri danni al sistema riproduttivo e ormonale, oltre ad essere collegati a numerose malattie gravi come il cancro.

Piuttosto che andare in montagna con abbigliamento contenente PFC, abbiamo deciso di vestirci in modo insolito per far riflettere gli appassionati di montagna e sport all’arta aperta ma anche i marchi più popolari del settore sulla necessità di non usare sostanze pericolose.

Greenpeace ha analizzato 40 prodotti, votati nei mesi scorsi dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato, trovando PFC non solo nell’abbiglia
mento, ma anche in scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo. Solo in 4 prodotti (il 10 per cento quindi) non sono stati rilevati PFC, dimostrazione del fatto che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta. Tuttavia questo risultato, ancora limitato a pochi prodotti, indica che è
possibile produrre abbigliamento impermeabile non utilizzando sostanze chimiche così pericolose.
È paradossale che quando indossiamo l’abbigliamento per le nostre attività in mezzo alla natura contribuiamo a contaminarla con sostanze pericolose. Con la protesta di oggi gli appassionati dell’outdoor chiedono con forza ai loro marchi preferiti di invertire la rotta e scegliere alternative più sicure. Aziende leader del mercato come The North Face devono smettere subito di inquinare consapevolmente l’ambiente ed eliminare tutte le sostanze tossiche. 

Leggi il rapporto “Tracce nascoste nell'outdoor”: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2016/Detox/Tracce-nascoste.pdf

martedì 19 gennaio 2016

Trivelle, la Corte Costituzionale ammette il referendum

La Consulta conferma l’ammissibilità del quesito già “promosso” dalla Cassazione: ora la parola decisiva ai cittadini!
A decidere sulle trivelle saranno gli elettori! La Corte Costituzionale ha ritenuto che le frettolose modifiche apportate dal governo alla normativa sulle trivellazioni, con la legge di Stabilità dello scorso dicembre, non sono sufficienti, non rispondono davvero agli intenti dei promotori. Ha quindi rimesso alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che riguardano le attività offshore entro le 12 miglia dalla costa.

I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire oltre la loro naturale scadenza, per tutta la "durata della vita utile del giacimento"; e per ribadire che i procedimenti ancora in corso (tutti quei progetti che attendono ancora un "si" definitivo) devono ritenersi definitivamente chiusi, anziché solo sospesi.
Gli emendamenti alla legge di Stabilità dello scorso dicembre, che hanno segnato comunque un dietro front radicale (e positivo) del governo, non risolvono dunque del tutto il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi.
Insieme a Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF abbiamo fatto notare come la volontà del Governo di tutelare gli interessi dei petrolieri abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese. Pur di assecondare le lobby dell'oro nero, l'esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle trivellazioni come "opere strategiche" (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte nella Legge di Stabilità 2016, l'esecutivo di Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso.
Ora si andrà alle urne, ma la battaglia punterà al referendum e oltre. Quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione!